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fonti energetiche della contrazione muscolare
la trattazione
in forma divulgativa dell'argomento è in metabolismi
energetici: fai click qui....
L'attivazione dei muscoli è opera di impulsi efferenti dal
sistema nervoso. Questi impulsi sono conseguenze di elaborazioni
e decisioni che si realizzano all'interno del sistema nervoso
centrale (SNC). Il SNC è la sede dei centri superiori,
costituiti da motoneuroni, per il controllo dell'apparato
locomotore. Queste cellule nervose altamente specializzate
funzionano da programmatori in sequenza della contrazione
muscolare. Nella corteccia motoria si riconoscono due tipi di
aree contenenti motoneuroni specializzati nel movimento. L'area
denominata corteccia motoria è caratterizzata dalla presenza di
motoneuroni contraddistinti da una grande specificità e
precisione. Gli assoni di questi motoneuroni scendono in fasci
lungo strutture allungate formando connessioni caratteristiche,
come il tratto piramidale. Scendono quindi ancora fino ai
neuroni del midollo spinale i quali a loro volta contraggono
connessioni con i muscoli da loro dipendenti. In prossimità
dell'area motoria troviamo l'area premotoria e tra le due aree
vi sono strette connessioni realizzate mediante fibre
associative. Gli assoni delle cellule dell'area premotoria
raggiungono anch'essi le strutture sottostanti ma seguono altre
vie denominate significativamente: tratto estrapiramidale. Una
di queste vie è il cervelletto al quale è deputata una funzione
sincronizzante. Al cervelletto salgono per poter dare luogo alla
integrazione le fibre afferenti sensitive dei propiocettorio
muscolari. In questo modo il cervelletto può integrare la
funzione delle fibre dirette all'area motoria e raffinare
l'azione. Una volta che uno schema motorio attraverso questi
meccanismi è appreso, l'inizio del movimento è delegato all'area
premotoria, divenendo in breve tempo un automatismo. Per questo
motivo è più difficile correggere un movimento errato e
assimilato da ormai molto tempo che non imparare uno di nuovo.
LE FONTI METABOLICHE DELL'ENERGIA
Ogni qualvolta il muscolo è raggiunto da uno stimolo
proveniente dall'area premotorio o motoria, se lo stimolo è
superiore alla soglia di attivazione, si contrae. Accade perchè
oltre alla struttura contrattile sono presenti delle
macromolecole che, per effetto della loro degradazione,
forniscono energia. Questi composti altamente energetici sono
definiti mediatori di energia e notoriamente il più immediato è
adenosintrifosfato (ATP). La possibilità di cessione di energia
attraverso una degradazione, sottointende la possibilità di una
riorganizzazione attraverso acquisizione di energia. Questa
risintesi avviene a spese di sistemi termodinamici a livello
endocellulare. Il loro studio, eseguito in laboratori altamente
specializzati, da luogo al notevole capitolo della chimica
biologica che va sotto il nome di metabolismi energetici.
RISINTESI DELL'ATP - Processo anaerobico alattacido
La sequenza di reazione che portano alla risintesi di ATP
mediante questo metabolismo è caratterizzata dal fatto di non
prevedere la presenza di ossigeno (O) e non prevedere, tra i
prodotti della reazione, l'acido lattico. E' essenzialmente
legata alla presenza di creatin fosfato (CP). Il cratin fosfato
è una molecola accumulata nelle cellule e contenente, similmente
all'ATP, radicali fosforici altamente energetici, insieme ad una
facilità di cessione praticamente uguale a quella dell'ATP.
CAPACITA' E POTENZA DEL SISTEMA - anarobico alattacido La capacità è condizionata
dalle quantità, in altre parole dalla concentrazione delle
sostanze interessate: ATP - CP - ADP. La potenza del sistema
è legata all'attività degli enzimi specifici che regolano i
trasferimenti denergetici tra le molecole appena citate. Gli
enzimi sono ATPasi, miocinasi, creatinfosfocinasi. L'intensità
del sistema è sinonimo di potenza e questo meccanismo ne
possiede in maniera elevatissima (esempio: uno scatto di pochi
secondi nella corsa, una serie di panca di 2 o 3 ripetizioni,
etc.). La capacità è fortemente limitata dalla ridottissima
quantità delle sostanze energetiche presenti (benzina,
carburante). La sua utilità è quindi limitata alla
possibilità di disporre immediatamente di energia per brevissimi
periodi.
RISINTESI DELL'ATP - Processo anaerobico lattacido
La seconda via energetica delle risintesi dell'ATP utilizza
la degradazione di glucidi quali il glucosio ed il glicogeno,
presenti nel tessuto muscolare. La via è denominata glicolisi
anaerobica. LA GLICOLISI ANAEROBICA NON NECESSITA DI DELLA
PRESENZA DI OSSIGENO. I glucidi subiscono una degradazione
parziale il cui vantaggi è l'attitudine ad un rapido
rinfornimento di energia, anche se limitato. Tra i prodotti di
reazione compare l'acido lattico che ne suggerisce l'appellativo
di processo lattacido. La capacità di questo meccanismo è
limitata a 47 Kcal per mole di glucosio (circa 180 g) contro le
Kcal 686 ricavate se la stessa mole fosse stata ossidata nel
ciclo di Krebs (metabolismo aerobico che tratteremo più avanti).
CAPACITA' E POTENZA DEL SISTEMA - anaerobico lattacido La potenza del
meccanismo anaerobico lattacido è circa la metà del meccanismo alattacido, tuttavia la sua capacità
massima è di circa 2,5 volte superiore a quella del sistema
anaerobico alattacido.
- DOVE VA L'ACIDO LATTICO?
(1) - Il destino dell'acido
lattico segue due strade: Riossidazione all'interno del muscolo stesso in acido piruvico e
quindi a acetilCoA, forma sotto la quale entra nel ciclo di
Krebs. (2) - Riconversione a glicogeno nel fegato, dopo diffusione
dal muscolo al torrente circolatorio e captazione da parte del
fegato stesso.
RISINTESI DELL'ATP - Processo aerobico, evidentemente alattacido
La completa metabolizzazione, che in questo caso è
ossidazione, non solo del glucosio ma anche dei grassi e degli
aminoacidi che raggiungono il muscolo attraverso la circolazione
del sangue, avviene in organuli subcellulari: i mitocondri.
Questo processo avviene secondo una ben precisa serie di
reazione che vanno sotto il nome di ciclo di krebs. Le moli di
ATP, risintentizzate in seguito all'energia ricavata dalla
completa ossidazione di una mole di glucosio, sono ben 36,
contro le 2 ottenute dalla riduzione nel processo lattacido. La
vasta capacità operativa di questo processo è evidente nei
numeri mentre la potenza è relativamente modesta. La quantità di
ossigeno assunto dall'ambiente per produrre una mole di ATP è
circa 3,5 litri se si utilizza zucchero nella ossidazione,
mentre sono 4 litri per l'utilizzo di acidi grassi. Una persona
a riposo consuma mediamente da 200 a 300 ml/minuto di ossigeno.
Si deduce che ci vorranno da 12 a 20 minuti perchè si formi
aerobicamente una mole di ATP.
CAPACITA' E POTENZA DEL SISTEMA - aerobico La
potenza del meccanismo aerobico è circa un terzo della potenza
del sistema anaerobico alattacido, mentre la capacità è
assolutamente maggiore.
FATTORI LIMITANTI Per ognuno dei tre meccanismi
esistono dei fattori limitanti sia nella capacità che nella
potenza. L'allenamento delle qualità condizionali altro non è
che il tentativo di spostare il limite di qeusti fattori.
L'adattamento specifico è conseguenza di un allenamento
specifico.
FATTORI LIMITANTI DEL MECCANISMO ANAEROBICO ALATTACIDO La
capacità di questo meccanismo è strettamente legata alla
concentrazione nella cellula di fosfati altamente energetici
quali ATP CP ADP che trasferendo radicali fosforici ad opportuni
accettori, liberano energia. La concentrazione di queste
molecole è strettamente determinata geneticamente. Non se ne è
mai potuto determinare, neanche a seguito di intensi allenamenti
specifici, una significativa variazione. La potenza del
meccanismo dipende da due fattori: (1) - l'attività degli
enzimi che presiedono alla scissione dei legami fosforici che
sono: L'ATPasi che catalizza l'idrolisi da ATP a ADP + P + En.
La Miocinasi che catalizza la trasformazione di due molecole di
ADP in una di ATP ed una di AMP. La Creatinfosfocinasi (CPK) che
catalizza la idrolisi del creatin fosfato in creatina e P che
trasferito su ADP risintetizza ATP. La attività di questi enzimi
è migliorabile con l'allenamento, per cui si assiste ad una più
rapida scissione ed una più rapida risintesi di queste molecole,
con il risultato di una maggiore potenza del meccanismo. (2) Il
secondo fattore limitante della potenza di questo meccanismo è
costituito dalla quantità e dalla qualità delle fibre muscolari.
FATTORI LIMITANTI DEL MECCANISMO ANAEROBICO LATTACIDO E' possibile
ottenere energia da una molecola di glucosio, senza la presenza
di ossigeno. La serie di reazioni è catalizzata da enzimi. La
fosforilasi catalizza la scissione del glicogeno in glucosio
fosforilandolo, cioè attivando la glucosio-6-p. La esochinasi
che porta sempre a glucosio-6p. La fosfofruttochinasi è un
enzima chiave che condiziona tutta la serie di reazioni
attraverso la quale il glucosio-6-p si trasforma in piruvato. La
lattato deidrogenasi che catalizza la reazione piruvato-lattato. La
capacità di questo sistema è certamente condizionata
dall'attività della lattato-deidrogenasi. Questo infatti
funziona fino a quando il lattato o il piruvato lo saturano.
Successivamente, con una serie di blocchi a cascata
controcorrente, tutta la serie si arresta. Questo è un
fattore regolatorio. Con l'accumulo dell'acido lattico aumenta
l'acidità e questo comporta la diminuzione del Ph. La variazione
del Ph verso l'acido disturba l'ancoraggio degli ioni Ca sulla
actina e miosina impedendone lo scorrimento. A questo meccanismo
sono più sensibili le fibre bianche che non le rosse per il
fatto che sono maggiormente glicolitiche. Questo spiega il
"blocco" della contrazione muscolare quando i livelli di acidità
superano la soglia di tolleranza: blocco di un serie,
interruzione di un allenamento con i pesi, caduta davanti al
traguardo di un maratoneta, etc.
LA POTENZA DEL MECCANISMO ANAEROBICO LATTACIDO è legata a due
fattori. Il primo collegato alla attività degli enzimi
glicolitici e glicogenolitici. L'effetto su persone adulte
dell'allenamento specifico per questi enzimi è oggetto di
serrate discussioni. I risultati degli esperimenti sono
contrastanti. L'enzima più difficilmente allenabile negli adulti
pare essere la fosfofruttocinasi, che è nel contempo il più
condizionante. Inoltre al ph di 6.3 - 6.5 cioè a quello che si
ottiene nel muscolo dopo sforzi massimali, risulta inibito
insieme alla fosforilasi. Il secondo fattore è la natura delle
fibre (vedi in training: le fibre muscolari).
FATTORI LIMITANTI DEL MECCANISMO AEROBICO La capacità del
meccanismo aerobico è condizionata da un fattore di origine
nutrizionale, cioè la disponibilità di lipidi e glucidi. La
disponibilità nei tessuti di questi nutrienti è tale che
divengono fattore limitante solo nelle profe di fondo (tante ore
di marcia). La potenza del meccanismo aerobico è correlata
invece da molti fattori che possono essere ristretti in: GETTATA CARDIACA TRASPORTO PERIFERICO DI 02 (correlato alla ricchezza di emoglobina)
ESTENSIONE DEL LETTO VASCOLARE DIFFERENZA ARTERO-VENOSA DI 02 NATURA DELLE FIBRE Questi sono tutti
fattori poco migliorabili con l'allenamento (massimo 5%) e
rappresentano la predisposizione genetica di un soggetto alle
attività aerobiche.
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