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PATOLOGIE DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE
Anche per le persone normali, il cibo non si limita mai ai soli
suoi aspetti biologici. Al cibo si ricollegano valori complessi,
credenze religiose, elaborazioni mentali riguardo il prestigio
sociale e lo status individuale.
La patologia riguarda le persone che ingeriscono quantità
enormi di cibo, ingrassando e ottenendo un aspetto vistoso, oppure
limitando pericolosamente il transito di cibo attraverso le labbra
al punto da diventare emaciate. La clinica definisce questi comportamenti
alimentari come obesità ed anoressia mentale. Tratteremo
il primo caso.
Tra gli obesi vi sono soggetti che, arricchiti dal sovarappeso,
riescono ad affrontare meglio la vita. Il peso in eccesso serve
da protezione contro lo sforzo per restare sani. A tale riguardo
bisogna distinguere due gruppi d'obesi:
1. Obesi in grado di attenersi ad una dieta
2. Obesi che trovano ogni dieta o restrizione, intollerabile
La patologia del comportamento alimentare riguarda sostanzialmente
la seconda categoria. Indagini statistiche hanno dimostrato un
fatto paradossale; nelle società dell'abbondanza l'obesità
si trova abitualmente nelle classi povere, probabilmente per false
credenze, falsi miti e una precaria inclinazione alla lettura
ed accesso a canali culturali d'informazione.
Il comportamento materno durante la prima infanzia del bambino
può condizionare anche fisiologicamente la predisposizione
ad ingrassare del piccolo e per tutto il corso della sua vita.
La distribuzione, localizzazione del tessuto adiposo si attua
in base a principi ereditari, mentre il numero di cellule adipose
è determinato dalle abitudini alimentari dei primi anni
di vita. L'accumulo dei lipidi avviene negli adipociti esistenti,
ma una volta "saturati" i primi, se ne formano di nuovi,
per poter accogliere la crescente quantità di grasso. Utilizzando
una tecnica di conteggio e misurazione delle cellule adipose,
Hirsch è pervenuto alla conclusione che l'obesità
umana ad insorgenza precoce si accompagna ad un aumento del numero
degli adipociti. Secondo questa tesi dimostrata dallo stesso autore,
l'eccessiva alimentazione nella prima infanzia è ugualmente
associata all'aumento quantitativo delle cellule adipose, predisponendo
all'obesità per tutta la vita (Hirsch e Gallin, 1968).
Dalla parte del bambino, nei primissimi anni di vita, il neonato
associa il nutrimento all'amore e sono per lui due bisogni primari
ed indissolubili. Non è casuale che dopo la nascita sia
in grado di mettere a fuoco oggetti unicamente ad una distanza
di circa 15 centimetri. Si tratta della distanza media tra gli
occhi della mamma e quelli del bambino, durante la poppata. Gravi
disturbi del comportamento alimentare dipendono fortemente da
deviazioni risultanti da errori nelle esperienze precoci del bambino
(Bruch 1969). L'assunzione incontrollatamente vorace, simboleggia
un desiderio insaziabile d'amore irraggiungibile e un'espressione
di rabbia e odio. Queste manifestazioni eccessive possono sostituirsi
al piacere sessuale. Inoltre l'eccessiva importanza attribuita
al cibo può presentarsi come un attaccamento senza difese
ai genitori, oppure il rigetto ideato mediante sentimenti ostili.
Il significato simbolico del cibo può caricarsi di connotati
molteplici e spesso contraddittori. (Hamburger 1951).
Spesso un rinforzo, seguito da gesti gratificanti da parte della
madre, riguarda quasi esclusivamente il comportamento alimentare
vorace del bambino. Altre scoperte ed altri processi evolutivi
importanti, quali l'esplosione di un sorriso con la sua tipica
bocca sdentata, vagiti, gorgheggi, funzioni prensili ecc, seguite
da una ricerca di conferma e gratificazione da parte del bambino
potrebbero non incontrare la sensibilità e l'entusiasmo
della madre. In questo modo l'amore analogico, dal punto di vista
infantile, di cui il bambino ha bisogno, rimane circoscritto,
quanto a manifestazioni affettuose percepite dal piccolo, al rituale
della pappa. Segue una sorta di condizionamento operante, associato
ad altri complessi meccanismi, il cui risultato sarà un'uguaglianza
inconscia: cibo = amore. Voracità = sorriso della mamma,
gratificazione. Non mangiare abbondantemente = mamma arrabbiata.
L'adulto che conserva queste esperienze del suo vissuto infantile
a livello inconscio, sarà sempre incline a rievocare le
sensazioni di pienezza intestinale, di voracità orale per
compensare il vuoto d'amore. Inoltre, se la madre offre cibo in
risposta a segnali di bisogno del bambino, interpretato indistintamente
quale bisogno di nutrimento, il bambino svilupperà il concetto
di fame, quale sensazione diversa, elettiva e compensatoria da
altri stati di bisogno. Se la reazione materna è spesso
inadeguata alla tipologia di richiesta, a prescindere dal carattere
della madre, incline alla negligenza od eccessiva sollecitudine,
di costrizione o di permissività ad oltranza, il risultato
per il bambino sarà una profonda confusione che lo renderà
sempre incerto. Da adulto non saprà distinguere tra l'avere
fame ed essere sazio.
Se il cibo è offerto come consolazione universale, indipendentemente
dalle cause del malessere del bambino, oppure come premio per
essere stato bravo (comportamento conforme alle esigenze dell'adulto),
oppure se viene rifiutato a scopo educativo (castigo), il bambino
crescerà con grandi confusioni interiori e sarà
incapace di riconoscere i suoi bisogni legati al comportamento
alimentare, non distinguerà impulsi emotivi e stimolazioni
biologiche.
Molti obesi intervistati da un analista hanno dichiarato:
- Non ho veramente fame, il mio stomaco non ne ha bisogno ma
lo vuole la mia bocca.
- Mi accorgo che sto mangiando e non so nemmeno come ho aperto
il frigorifero, (atteggiamento d'estrema passività).
Durante le orge alimentari si sentono spinti come da una forza
occulta ed inarrestabile, malgrado il desiderio di non ingrassare,
consumando cibi che abitualmente non gradiscono. Non sentono fame,
piacere o sazietà, possono solo provare un piacere passeggero
a sentimenti d'ansia e depressione, erroneamente percepiti come
bisogno di mangiare.
Ulteriori conferme dell'ipotesi che funzioni innate richiedono
apprendimento attraverso l'esperienza nei primi stadi della vita
si ricavano dagli esperimento sugli animali. Gli esperimenti di
Harlow su cuccioli di scimmia hanno dimostrato come l'effetto
della separazione completa dalla madre, alteri fortemente lo sviluppo
dei sistemi affettivi. Da adulte, le scimmie separate dopo le
prime settimane di vita, soffrivano di carenze affettive permanenti,
comportamento sessuale inadeguato e molti bizzarri comportamenti
orali. Unite a scimmie selvatiche si dimostrarono del tutto incapaci
di comunicare con le altre scimmie, soprattutto attraverso espressioni
fisionomiche. Erano sostanzialmente handicappate ad inviare messaggi
intelligenti. Questo dimostra come la facoltà di esprimersi
normalmente e di interpretare correttamente il comportamento sociale
di altri esseri della loro specie deve essere appreso nella prima
infanzia. Durante questi esperimenti (Miller, Mirsky, Caul e Sakata,
1969) è emerso che gli animali allevati in isolamento potevano,
se disponibile, consumare enormi quantità di cibo. Il rifornimento
era sempre esaurito, indipendentemente della quantità messa
loro a disposizione. Il loro peso corporeo era salito del 60%
in più rispetto ad altri esemplari. Questi studi hanno
dimostrato come la fame, richiede l'apprendimento attraverso le
esperienze della prima infanzia, per organizzare modelli precisi
di comportamento.
Una percezione errata delle funzioni corporee nell'obeso, spesso
si traduce in molteplici asserzioni:
- Mi basta assaggiare qualcosa che ingrasso subito
- Basta che guardi un gelato alle creme ed aumento di peso
- E' sufficiente che annusi il cibo per ingrassare
Esse riflettono l'incapacità di giudicare correttamente
e con obiettività quanto mangia. Qualunque sia la quantità
di un pasto, esiste sempre "posto" per qualcosa ancora.
Nello studio di bambini obesi è emerso che l'aumentata
mole corporea esprima l'immagine interiore del bambino, di quello
che vuole essere. Quel gran peso offre una sensazione di sicurezza
e di forza fisica. Il manto lipidico, spesso e stratificato, costituisce
una corazza, dietro la quale il bambino trova riparo da un mondo
spaventoso e minaccioso ai suoi occhi. Un comportamento apertamente
aggressivo è raro nei bambini grassi, abitualmente il consumare
il cibo con avidità e voracità, rappresenta la soddisfazione
di impulsi aggressivi. La mole è un modo di far valere
la propria personalità. Molti grassi temono la possibile
riduzione, pur essendo tristi per la loro mole spropositata, in
essa trovano una protezione ed un senso di sicurezza, un bene
rifugio. Il timore di dimagrire è frequente nei bambini
grassi e questa paura è spesso condivisa dalle madri, le
quali con furbizia rialimentano il bambino appena il peso registra
una modesta riduzione. Adulti obesi ed evoluti difficilmente esprimono
un analogo timore dichiaratamente, lo fanno in modo indiretto,
dichiarando debolezza fisica o stress insopportabile e cadono
in preda a crisi depressive, durante il periodo di dieta.
E' interessante rilevare che molte ragazze obese hanno dichiarato
in analisi che la loro idea è quella di essere destinate
a divenire qualcosa di più di una donna. Essere grosse
inconsapevolmente significa: essere come papà. Spesso considerano
la madre inutile e priva d'importanza. L'idea che solo gente priva
di importanza può sprecare tempo ed energia per attenersi
a una dieta è una costante in molte donne obese. Il desiderio
di queste donne non è quello di essere un uomo, è
quello che i greci chiamavano il terzo sesso, donna e uomo allo
stesso tempo.
Emerge con estrema chiarezza che nessuna dieta e nessun
suggerimento potrebbero dimostrasi efficaci senza che gli occhi
della mente abbiano costruito ed accettato una diversa immagine
di se stessi. Una visione olistica dell'argomento
ha il compito di aumentare sensibilità e comprensione dei
tecnici che lavorano all'interno delle palestre, allo scopo di
dimostrarsi più adeguati, utili e professionali.
Resta inteso che queste riflessioni non hanno l'obiettivo di
fornire strumenti culturali utili per pasticciate sovrapposizioni
con le figure professionali di riferimento, psicologi e psicoterapeuti.
Hanno il preciso obiettivo di arricchire di contenuti le conoscenze
d'allenatori, istruttori e personal trainer per svolgere la propria
professione in modo adeguato alle situazioni più delicate.
L'intelligenza emotiva e la sensibilità del tecnico in
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