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MORFOLOGIE, PARAMORFISMI
CHINESIOLOGIA APPLICATA ALLE VARIE PATOLOGIE DEL RACHIDE

MANUALE TECNICO DI ESERCIZI DI BODY BUILDING CON LORO POSSIBILE APPLICAZIONE CHINESITERAPICA ALLE VARIE PATOLOGIE DEL RACHIDE

Introduzione
L’importanza assunta dal Body building nel giro di alcuni anni e la costante estensione delle sue possibilità di applicazione nelle più diverse discipline sportive sono all’origine di questo manuale.
Un’opera sintetica, squisitamente pratica, che possa essere utile all’istruttore, che troverà le definizioni e le sintesi eziologiche ed anatomo-patologiche che gli permetteranno di visualizzare le affezioni da trattare e le grandi linee dell’intervento a lui di competenza, astenendosi quindi da ogni atto diagnostico strettamente riservato al medico che esegue la prescrizione e che resta sempre artefice e responsabile del trattamento.

FISIOLOGIA – COMPORTAMENTO DEL DISCO INTERVERTEBRALE NEI MOVIMENTI ELEMENTARI

Consideriamo dapprima i movimenti nell’asse rachideo (fig 45). Prima di qualsiasi sollecitazione esiste una tensione di base delle fibre dell’anello fibroso per la pressione del nucleo che è stata definita come stato di precompressione. Quando si sottopone il disco ad una sollecitazione di elongazione assiale i piatti vertebrali tendono ad allontanarsi e lo spessore del disco aumenta; contemporaneamente diminuisce la larghezza, mentre aumenta la tensione delle fibre dell’anello fibroso. Il nucleo, che in condizione di riposo è appiattito leggermente, assume una forma più regolarmente sferica. La elongazione diminuisce la pressione all’interno del nucleo, tanto che è questa la base del trattamento delle ernie del disco con la trazione vertebrale. Infatti, esercitando una trazione secondo l’asse della colonna la sostanza gelatinosa dell’ernia discale tende a ritornare nella sede normale. Tuttavia non sempre questo si ottiene e si può immaginare che in conseguenza del ravvicinarsi delle fibre più interne dell’anello fibroso, aumenti la pressione interna del nucleo.
Quando si esercita una sollecitazione di compressione assiale (C) il disco si schiaccia e si allarga, il nucleo si appiattisce, la pressione interna subisce un notevole aumento e si trasmette lateralmente verso le fibre più interne dell’anello fibroso. In questo modo la pressione verticale è trasformata in compressione latrale, per cui la tensione delle fibre dell’anello fibroso aumenta.
Consideriamo ora quanto succede allorché si hanno delle compressioni asimmetriche. Durante i movimenti di estensione (fig 46) la vertebra superiore si sposta all’indietro, lo spazio intervertebrale diminuisce dietro ed il nucleo viene spinto in avanti. Viene ad appoggiarsi contro le fibre anteriori dell’anello e ne aumenta lo stato di tensione, il ché tende a riportare la vertebra superiore nella sua posizione iniziale. Nei movimenti di flessione (fig 47) la vertebra superiore scivola in avanti e lo spazio intervertebrale diminuisce anteriormente; il nucleo si trova così sospinto all’indietro contro le fibre posteriori dell’anello, aumentandone lo stato di tensione. Anche in questo caso entra in gioco il meccanismo di autostabilizzazione dovuto all’azione congiunta della coppia nucloanello fibroso.
Nei movimenti di inflessione laterale (fig 48) la vertebra superiore si inclina dal lato dell’inflessione mentre il nucle viene sospinto dal lato della convessità. Anche in questo caso entra in gioco il solito meccanismo di autostabilizzazione. Ndi movimenti di ritrazione assiale (fig 49) le fibre dell’anello entrano in tensione ed assumono una direzione con obliquità contraria al senso del movimento di rotazione. All’opposto, le fibre degli strati intermedi, la cui obliquità è inversa, si detengono. La tensione è massima a livello degli straati centrali ove le fibre sono più oblique, il nucleo in questo caso si trova fortemente compresso e la sua pressione interna aumenta proporzionalmente al grado di rotazione. Si compre nd come i movimenti associati di flessione e rotazione assiali abbiano tendenza contemporaneamente a lacerare l’anello fibroso e, aumentandone la pressione, a sospingere il nucleo all’indietro, attraverso le fessure dell’anello. (MAI ESEGUIRE TORSIONI DEL TRONCO CON BILANCIERE, SEMPRE E SOLO CON BASTONE DI LEGNO E MAI A PIENA ESCURSIONE ARTICOLARE).
Durante gli sforzi statici su di una vertebra lievemente obliqua (fig 50) la forza verticale (F) si scompone in: una forza N, perpendicolare al piatto vertebrale inferiore; una forza T parallela a questo piatto vertebrale. La forza N preme solidalmente la vertebra superiore su quella inferiore, mentre la forza T tende a farla scivolare in avanti, mettendo così in tensione le fibre che, a livello di ogni strato dell’anello fibroso, hanno obliquità inversa.
Complessivamente constatiamo che, qualunque sia la compressione esercitata sul disco, si traduce sempre in un aumento della pressione interna del nucleo ed in un aumento della tensione delle fibre dell’anello del nucleo, la tensione delle fibre è differente, il che tende a ricondurre il sistema nella sua posizione iniziale.
IN PALESTRA SONO A RISCHIO TUTTI GLI ESERCIZI A COMPRESSIONE ASSIALE O LATERALE SULLA COLONNA, SOPRATTUTTO A LIVELLO LOMBARE.
GLI ESERCIZI MAGGIORMENTE PERICOLOSI SONO:
LENTO DIETRO – LENTO AVANTI – LENTO CON MACCHINE, MANUBRI E BILANCIERI, SQUAT, CALF CON CARICO SULLE SPALLE, AFFONDI, STACCHI DA TERRA E TUTTI I MOVIMENTI SIMILI CON SIMILI CONSEGUENZE PER LA COLONNA VERTEBRALE.

 

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