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carattere
Il carattere
Analizzando
la tragedia greca di Edipo Re (Sofocle), esiste un particolare
ruolo del fato nel mito. Sia Laio che Giocasta presero
provvedimenti per evitare il fato predetto dall'oracolo (Questo
bambino ucciderà suo padre e sposerà sua madre). Tuttavia,
nonostante ogni sforzo per evitare il fato, questo si avverò.
Probabilmente il fato si è avverato in un modo così brutale
proprio perchè essi cercarono a tutti i costi di evitarlo.
Effettivamente uno degli aspetti più importanti del nevrotico è
l'incapacità di accettare se stesso. Il nevrotico lotta nella
vita per evitare un fato temuto e come effetto questo si succede
nel tempo, inesorabilmente. Se Laio avesse amato ed educato
Edipo come un figlio, malgrado la predizione dell'oracolo,
l'incidente storico si sarebbe evitato. Laio non sarebbe stato
ucciso da Edipo in una strada maestra, se lo avesse riconosciuto
come padre. Se Edipo fosse rimasto a Corinto non avrebbe potuto,
da adulto, sposare sua madre. Spesso le difese che innalziamo
per proteggerci generano proprio la condizione che cerchiamo di
evitare. Non si può garantire la pace accumulando armamenti
micidiali, le forze militari, per loro stessa natura, conducono
i conflitti. Analogamente, le difese psicologiche sviluppate
dalle persone, tolgono loro la serenità ed aprono conflitti.
Colui che per paura del rifiuto si difende non aprendosi,
nascondendo al prossimo la sua vera faccia, si isola e con
questo comportamento si sentirà sempre rifiutato. I nevrotici
innalzano barriere psicologiche a scopo difensivo della loro
personalità e costruiscono corazze muscolari per proteggersi
dalle possibili ferite che temono. In seguito la ferita tanto
temuta, mediante il comportamento difensivo nevrotico, si genera
e si consolida dentro loro. Un noto Body Builder che ho avuto
modo di conoscere e di consigliare, da piccolo fu fortemente umiliato dal padre
perchè non era abbastanza forte da competere con il fratello. Si
instillò in lui la paura e per questo si sentì un vigliacco. Per
tentare di superare il legittimo sentimento della paura,
alterato dal punto di vista percettivo dal comportamento del
padre, si impegno in duri allenamenti in palestra. Sviluppò i
suoi muscoli fino a quando la sua immagine da uomo forte non
fosse la "corazza", l'armatura protettiva che aveva sempre
desiderato. Purtroppo l'indurimento fisico indurì anche il suo
spirito, al punto da non riuscire ad esprimere i sentimenti e
quindi a relazionarsi con gli altri. Si sentiva a disagio nelle
compagnie e sentiva di non avere nulla da dire. In questo modo
l'umiliazione patita da bambino persistette nell'età adulta. Lo
sforzo per superare la paura aveva annullato tutte le altre
sensazioni. La terapia lo aiutò proprio in questo. Il tentativo
di superare un problema negandolo ( in questo caso l'imperativo:
IO NON HO PAURA!), provoca il consolidamento del problema stesso
dentro la personalità e garantisce la persistenza mascherata.
Abitualmente siamo inclini ad affermare che attraverso la forza
di volontà è possibile superare paure e sensi di colpa. La
volontà ha potere solo nelle azioni e nelle prestazioni, come lo
sport, ma non modifica minimamente lo stato interiore, profondo
del nostro essere. Le sensazioni non sono condizionate dalla
volontà. La volontà ha il solo potere di reprimere pulsioni,
sentimenti e sensazioni. La repressione non provoca la
scomparsa. Costringendo un figlio o una figlia a non uscire alla
sera, non stiamo limitando il desiderio di uscire, lo stiamo
solo reprimendo; con la conseguenza che questo desiderio
aumenterà la sua forza in modo esponenziale. Solo attraverso una
comunicazione leale e sincera è possibile sintonizzare le
sensazioni ed i sentimenti. Ad esempio: ho paura che di notte
possa succederti qualcosa di tremendo, come possiamo fare a
conciliare il tuo desiderio di uscire con il possibile pericolo?
C'è sempre una soluzione. L'educazione dovrebbe non tendere mai
alla repressione, autorevolezza e non autorità. Nel caso del
Body Builder descritto, significa maturare la consapevolezza
della paura di comunicare al padre i propri reali sentimenti ed
il disappunto riguardo i suoi sistemi educativi: "non voglio
competere, non voglio essere quello che tu desideri io sia;
voglio essere me stesso". Questo non è stato e
poichè aveva a suo tempo represso la ribellione, non sentiva di
avere più nulla da dire. Un essere umano non può superare un problema che
è parte della sua personalità. Il tentativo di "superare", mette
una parte dell'Io contro l'altra. L'Io della volontà si oppone
all'Io delle sensazioni. Il conflitto interiore tra questi
aspetti antitetici della personalità si sostituisce all'armonia
e questo distrugge l'individuo. E' quanto fanno tutti i
nevrotici, imprigionandosi in quello che tentano di evitare.
L'alternativa è la comprensione che porta all'accettazione di sè,
all'autostima ed alla padronanza di sè. La persona che si sente
vuota vive una vita altrettanto vuota di relazioni, sensazioni e
sentimenti. Lottando contro il destino ci si avvolge più
profondamente nelle sue spire, come un animale in una rete, più
lotta e più si lega in essa, perdendo il movimento, la
propulsione; destinato a bloccarsi, come bloccati sono i
sentimenti del nevrotico. Per iniziare ad avviarsi verso la
guarigione è necessario smettere di lottare contro se stessi, la
terapia volge soprattutto a questo. La naturale guarigione è
propria dell'organismo vivente, un raffreddore passerà, una
ferita guarirà, un osso rotto si salderà. Perchè la nevrosi non
guarisce spontaneamente come una qualsiasi malattia? La risposta
è che il nevrotico interferisce bloccando il naturale processo
di guarigione. Continua a rigirare il coltello nella piaga
impedendo alla ferita di rimarginarsi. Le sue difese e le sue
resistenze mantengono aperta la ferita. Questo significa essere
nevrotici. Per questo motivo possiamo definire la nevrosi una
lotta contro il destino. Possiamo immaginare la vita come la
musica emessa da un giradischi. La forza è l'energia elettrica
che fa funzionare il motore elettrico. Il disco gira e consente
alla puntina di leggere i suoi solchi. Quando il disco finisce
la musica cessa, così come cessa ogni vita alla fine del suo
corso naturale. E' una condizione di esistenza. La ripetizione
degli stessi comportamenti da parte del nevrotico può essere
considerata un disco rotto. La puntina gira continuamente nello
stesso solco, ripetendo sempre le stesse note, perchè non riesce
ad avanzare. La coazione a ripetere è la rottura della
personalità che fissa l'individuo ad un certo modello di
comportamento che non può cambiare. Fino a quando la rottura non
sarà riparata, come nel disco, girerà sempre lo stesso solco e
si ripeteranno sempre le stesse note.
Tratto da: http://www.mediazionefamiliaremilano.it/psicologia/nevrosi.shtml
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