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il comportamento estetico
il comportamento estetico
Il comportamento estetico riguarda le nostre
relazioni con la bellezza, in natura e nell'arte; può essere
definito: la ricerca della bellezza, in qualsiasi sua forma o
espressione. "nella foto: Marta Paradiso". La bellezza è una qualità assolutamente soggettiva.
Passiamo molto tempo della nostra vita a contemplare la
bellezza. In una galleria d'arte siamo in silenzio, fermi di
fronte ad un opera. Ascoltiamo la musica, contempliamo la
natura, degustiamo un calice di vino, assistiamo ipnotizzati
allo svolgimento del Miss Italia. In tutti questi casi, i nostri
organi sensoriali trasmettono le rilevazioni al cervello. Le
impressioni risultanti dall'elaborazione mentale appare il solo
fine a riguardo. Il degustatore di vini arriva a sputare il
liquido, dopo averlo assaggiato; a sottolineare che è il suo
desiderio di bellezza ad essere stato appagato e non la
sete, la cui soddisfazione è un bisogno primario. Non esiste una
concezione universale di bellezza, non esiste nulla che può
essere considerato "bello" da tutti i popoli della terra;
il
bello per alcuni può essere considerato brutto da altri.
Esistono delle
regole base che operano nell'essere umano, indipendentemente
dalla sua etnia e dalla sua cultura? La risposta è si.
La spiegazione richiede un temporaneo allontanamento dai
"prodotti dell'uomo" ed una concentrazione focalizzata sulla
natura. Fiori, uccelli, farfalle, tramonti, albe, nuvole e tutti
gli elementi della natura che troviamo attraenti, sono di forme,
colori e misure diversi. Gli occhi della mente quando osservano
un elemento, inconsapevolmente evocano tutti gli altri, già
osservati precedentemente. Il cervello ha immagazzinato tutte le
informazioni e le ha suddivise in insiemi: insieme di fiori,
insieme delle pietre, degli alberi ecc. Appena ci imbattiamo in
una novità, l'impatto visivo lo fa subito confrontare con i dati
di cui siamo in possesso. Quanto osservato diventa "fiore", solo
dopo che è stato attuato dalla mente questo paragone. Il
cervello classifica qualsiasi cosa vediamo. Nel corso
dell'evoluzione, l'uomo ha dovuto affinare la sua capacità di
osservare e classificare tutti gli oggetti della natura. Questa
facoltà si è adattata ed è divenuta essenziale, come nutrirsi,
accoppiarsi, oppure semplicemente riposare. Dalla prima
infanzia è presente un impulso ad ordinare e classificare tutti
gli elementi dell'ambiente, nel cervello, quando si verifica una
emergenza, gli elementi più importanti possono "balzare" in
primo piano e questa facoltà si dimostra particolarmente utile.
Nel mondo astratto dell'aula di una scuola, la botanica può
risultare inutile, la geologica remota, l'entomologia senza
senso. Tuttavia, l'impulso a classificare e raggruppare
informazioni è così forte da consentire ai giovani, anche nell'atmosfera
"distaccata" di un aula, di trasmettere alla
memoria una enorme quantità di informazioni che non hanno mai
sperimentato e che, forse, non sperimenteranno mai. Questa
sorprendente capacità, diventa più intensa quando il bambino
entra in un contesto ricco di significato. Domandate ad un
bambino, apparentemente poco dotato a scuola, di elencare i
giocatori della sua squadra di calcio del cuore, i colori
sociali della squadra, le formazioni, i ruoli ecc.
Immediatamente vi inonderà con un torrente di informazioni e fatti,
tutti ordinati e classificati con estrema cura, nella sua mente.
Questo processo inizia quando si è molto piccoli. un bambino di
tre/quattro anni è perfettamente in grado di riconoscere
l'autovettura del papà tra decine di marche, colori, forme e
dimensioni diverse. Il bambino classifica tutte le informazioni,
a condizione che le riconosca tra quelle presenti nel suo mondo;
secondo l'angolo di visione del bambino e non degli adulti.
Questa facoltà della specie umana è alla base della nostra
relazione con la bellezza. Se osserviamo per la prima volta un
tramonto sul mare "spettacolare", con tutte le scansioni
cromatiche che si succedono nella volta celeste, esclamiamo: che
bello! L'origine del piacere appare la visione stessa di questo
spettacolo della natura. Ma non è così. La nuova esperienza deve
essere vissuta in rapporto con tutte le esperienze precedenti,
che riconosciamo nell'insieme di questa categoria: "tramonti sul
mare". La nuova esperienza viene immediatamente confrontata con
tutte quelle presenti nella memoria. I colori del tramonto, con
tutti i colori di tramonti già visti. La bellezza è quindi
comparativa e non intrinseca, relativa e non assoluta.
Conoscono bene l'argomento i giudici di gara, nelle
manifestazioni competitive di body building e fitness,
soprattutto riguardo i giudizi nelle categorie femminili figure,
fitness, soft. La differenza di giudizio sta nel modo in cui
abbiamo disposto le nostre classi. All'origine, quando da
bambini abbiamo classificate il mondo che ci circonda, abbiamo
riunito nella nostra mente tutte le classi
in base alla somiglianza che mano a mano abbiamo conosciuto. In
questo modo, un giardino fiorito è tanto "bello", quanto simile
al precedente e così per tutte le cose. Si tratta di un processo
inconscio di cui non abbiamo alcuna consapevolezza e che
condiziona i nostri criteri di valutazione della bellezza. Se
apprezziamo maggiormente una bellezza hard/phisique, nel corpo
di una donna, evidentemente abbiamo all'origine associato al
bello femminile, qualcosa di spiccatamente maschile. Non si
tratta di anomalie o alterazioni gravi, unicamente di una
preferenza. Se questo "gusto estetico" non interferisce
gravemente sulla sfera del comportamento, non esistono
particolari controindicazioni. Purtroppo accade che gravi
alterazioni percettive occupino, periodicamente, le pagine della
cronaca nera dei quotidiani. Ognuno trova particolarmente bello tutto
quello che è familiare ed in sintonia con i suoi ricordi, le sue
classi. L'arbitrarietà della bellezza appare evidente. Tutto
dipende dalle nostre esperienze precedenti, memorizzate dal
cervello che ha stabilito le regole, in questo caso: bellezza
femminile e vale per tutte le cose: un giardino fiorito, un
tramonto sul mare o sui monti, il canto di un uccello, una
melodia, un gusto, un profumo ecc.
SE SIAMO CRESCIUTI TUTTI NELLO STESSO
PIANETA, PERCHE' SI VERIFICANO SOSTANZIALI DIFFERENZE?
Si tratta della GENERALIZZAZIONE ALLO STIMOLO. Per
comprendere il fenomeno faremo un esempio. Se un bambino è
graffiato da un gatto, può essere portato ad odiare tutti
i gatti. La paura evocata in quel unico episodio e con quel solo
gatto, si estende a tutte le razze dei felini ed il cervello
opera una generalizzazione. Prima dell'evento traumatico il
bambino era in grado di fare distinzioni, anche piuttosto
elaborate, sottili. Dall'episodio in poi, ogni valutazione
risulterà fortemente influenzata. Per lui non esisterà un bel
gatto e un gatto buono, affettuoso, tenero, di nessun tipo.
Questo processo di generalizzazione si può praticare a qualsiasi
cosa, anche riferito ai nostri genitori, o solo alla figura
genitoriale di sesso opposto o dello stesso sesso. In questi
casi le complicazioni, evidentemente, influenzano maggiormente
la vita di un individuo. Si può verificare anche il processo
opposto, influenze "di riflesso". Se qualcuno
che disprezziamo profondamente ama la musica classica, può
capitare che melodie giudicate soavi fino a quel momento, si
trasformino alle nostre orecchie in una cacofonia irritante. Se
qualcuno che stimiamo e rispettiamo ama i cinghiali, potremmo
scoprire una improvvisa bellezza in un esemplare che grugnisce.
Se un oggetto che un tempo era senza valore, diventa raro e
costoso, di colpo la sua bellezza può amplificare ai nostri
occhi e ci chiediamo
come mai non ce ne eravamo accorti prima. Tornando alla bellezza
femminile, per secoli gli uomini hanno meditato e dibattuto
circa gli attributi base della bellezza femminile e nessuno è
mai riuscito a risolvere la questione. Le belle ragazze
continuano a cambiare forma con il passare delle epoche e con il
cambiamento da parte dello "studioso di donne" - "giudice di
gare femminili", da un contesto sociale ad un altro. Tornita o
snella come un fuscello; a clessidra o con il vitino da vespa;
nasi dritti e all'insù, oppure piccoli e camusi, occhi chiari o
occhi scuri, bellezza nordica e bellezza mediterranea, labbra
carnose o labbra minute; in ogni epoca ci sono uomini decisi a
difendere le loro preferenze a spada tratta. Muovendoci nello
spazio e nel tempo, notiamo enormi cambiamenti negli ideali
estetici del corpo femminile; per questo motivo dovremmo bandire
ogni tentativo di trovare caratteristiche femminili fondamentali
e perfette. I concorsi di bellezza femminile sono
sostanzialmente offensivi per una o l'altra cultura, per uno o
l'altro punto di vista. Nelle competizioni di body building e fitness
femminile, una valutazione è attribuita alla coreografia,
componente artistica della prestazione individuale. L'arte
può essere definita la bellezza creata dall'uomo e si
divide in: arti rappresentative e arti plastiche. Le arti
rappresentative forniscono un avvenimento estetico e
l'avvenimento non è creato è praticamente isolato. Ad
esempio, i fiori e gli alberi esistono da moltissimo tempo ed è
stata l'evoluzione a fare il lavoro creativo. Ma se decidiamo di
dipingere un quadro raffigurante la natura, siamo noi a dover
imporre le nostre forze creative sulle opere che inventiamo,
arte plastica. La coreografia individuale rappresenta "l'anima"
dell'atleta, il suo modo di esprimere l'arte di un corpo
statuario. Come è difficile definire nella pittura, nella musica
ecc. quale artista sia il migliore, così nelle competizioni di
body building e fitness è arduo definire la classifica della
bellezza. La mia personale opinione è che il futuro delle
competizioni, soprattutto femminili, è dei raduni e non delle
competizioni. Una galleria d'arte e non un gara di pittura.
Cosimo Aruta
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