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depressione
La depressione
Quando
la routine quotidiana della giornata, come andare al lavoro, a
scuola, in facoltà, in palestra, vedere amici, etc, provoca un
senso di disagio, sconforto, tristezza, malinconia, è possibile
che si stia vivendo un sentimento di depressione. Si potrebbe
trattare di un episodio depressivo nella sua fase embrionale,
non ancora molto fastidioso. Per comprendere in quale situazione
ci stiamo trovando è sufficiente porsi una domanda: Mi
piacerebbe cambiare vita, subito? Cambiare città, abitudini,
amici, in questo momento? Se la risposta sarà: Certamente!
Pronunciata con un sospiro di sollievo, probabilmente si tratta
di un semplice sentimento depressivo, probabilmente solo
temporaneo. Nel caso più grave, la risposta sarebbe decisamente diversa: No, non cambierebbe nulla, non serve a niente. In
questo ultimo caso è molto probabile che si tratti di una vera e
propria situazione di depressione. Alcune persone vivono una
esistenza in compagnia di depressione, malinconia, tristezza,
sconforto, delusione; immerse in un mondo senza colori, come
imprigionate in un grigiore permanente. In questa situazione
emerge la paura di vivere e l'incapacità di essere felici.
Viviamo in una società dove, come noi ben
sappiamo, la forma fisica, la giovinezza a tutti i costi,
l'efficienza, la ricchezza, il potere, occupano i gradini più
alti del podio, nella gara della vita, deformando l'etica e la
naturale scala dei valori. Per questo motivo la depressione
rappresenta una vera e propria minaccia. Dove le aspettative
della società nei confronti dell'individuo sono eccessive e
mascherate, il sentimento di inadeguatezza, di insufficienza è
difficile da controllare, occorre una profonda saggezza e
padronanza di se. Non importa il reale successo riscontrato
nella vita, la depressione è un malessere trasversale, ne hanno
sofferto anche i gradi della storia, come Abramo Lincon, Marilyn
Monroe, Nahomi Campbell. Il depresso cerca disperatamente
spiegazioni logiche del malessere, come le condizioni
meteorologiche, l'insonnia, l'indigestione, una lite in famiglia
o sul lavoro. Quando esaurisce le possibili plausibili risposte,
fa appello all'ultima risorsa incontestabile: sono pessimista
per natura, non posso farci nulla. Indipendentemente dalla
"scappatoia" scelta dal depresso, il bisogno imperante è quello
di illudersi che questa situazione angosciante, non è nulla.
Questa capacità di auto inganno consenta al depresso, nei casi
non ancora gravi, di rendere la malattia invisibile alle persone
vicine. E' il caso della cronaca nera degli ultimi anni, dopo la
drammaticità e la ferocia delle esplosioni depressive, che
portano a conseguenze catastrofiche (morte), i vicini
intervistati dai giornalisti dichiarano che l'attore di tali
atti, apparentemente, era una persona mite, tranquilla, buona e
cordiale... La segreta sintomatologia del depresso
sgorga da un profondo conflitto intrapsichico volto alla
sopravvivenza. Aumenta il bisogno fisiologico di recupero e nel
contempo l'insonnia impedisce l'adeguato riposo, aumenta lo
stato di irrequietezza e nervosismo. Cala la capacità di
attenzione e concentrazione, così come la pulsione alla vita
(desiderio sessuale) e, lentamente, avanzano pensieri suicidi
o/e omicidi. In alcuni casi dolori persistenti, spesso
apparenti, ma comunque fonte di sofferenza, "coprono" i sintomi
depressivi. Il medico di base dovrà fronteggiare pazienti che
lamentano disturbi gastro-intestinali, cefalee, tachicardia,
senza che i trattamenti canonici producano alcun risultato
(depressione larvata, il vero problema è psichico e non fisico).
Questi pazienti depressi attendono aiuto e sostegno dalla
medicina ufficiale, avviano in questo modo un incessante
pellegrinaggio da medico a medico. La forte incidenza di questo
male, considerato epocale, ha fatto si che la depressione fosse
rinominata: "il raffreddore della psichiatria". Come nel
raffreddore, anche nella depressine, nessuno è completamente
immune.
Per comprendere meglio l'identità del
depresso, la clinica divide la popolazione in quatto categorie:
sesso, età, stato civile e classe sociale.
SESSO: Sono soprattutto le donne a soffrire
di depressione, con un rapporto due terzi (su tre persone
sofferenti di depressione, due sono donne). Pare che le donne
siano meno tolleranti allo stress. Altri studi hanno dimostrato
che un diverso regime ormonale, soprattutto nel periodo post
parto e in menopausa, rendono le donne più esposte alla
depressione. Altro fondamentale elemento riguarda la condizione
sociale: conflitti di ruolo, educazione ricevuta,
condizionamenti sociali e mancanza di potere in una società
dominata da valori soprattutto maschili.
ETA': la fascia di età più a rischio di
depressione è quella compresa dai 17 ai 40 anni, con differenze
tra i sessi. Per le donne l'incidenza maggiore è prima dei 35
anni, mentre la fascia maggiormente colpita per gli uomini è
quella degli over 50 (mediamente da 50 a 75 anni).
STATO CIVILE: l'incidenza della depressione
è minore nelle persone sposate felicemente, a seguire le nubili,
quindi le vedove, poi dai celibi, vedovi o separati. Le persone
più esposte sono le donne separate o divorziate.
CLASSE SOCIALE: le depressioni sono più
frequenti nelle più basse classi sociali. I motivi possono
essere ricercati in una minore apertura al dialogo sereno e
pacifico, alla difficile possibilità di appoggi competenti tra
le persone vicine e all'inusuale allenamento emotivo.
Gli psichiatri americani nel manuale
diagnostico delle malattie mentali, nella sezione "turbe affettive",
divide gli episodi maniacali e quelli depressivi (forme unipolari) e la malattia maniacale bipolare con fasi
alterne: maniacali e
depressive. (vedi in psichiatria: psicosi maniaco depressiva). Nella sezione
"altre turbe affettive" troviamo la ciclotimia e la nevrosi
depressiva. La differenza sostanziale risiede nella differenza
tra depressione esogena e depressione endogena. Le depressioni endogene sono più gravi e pericolose
e hanno origine somatica. Le depressioni reattive o esogene,
sono condizionate dall'ambiente e si avviano come conseguenza ad
eventi stressanti: lutto, separazione, trasloco, crollo
finanziario etc. Le cause delle depressioni reattive devono
essere ricercate all'esterno. Lo psicoteraperuta aiuta ad uscire
dallo stato depressivo tentando di ridurre la pressione che
dall'ambiente investe la persona depressa, evidentemente facendo
leva sui sentimenti.
La depressione endogena nasce dentro noi e
l'ambiente esterno ha scarsa influenza. Dipende dalle esperienze
dell'esistenza, da qualcosa che è successo e che ha influenzato
il nostro modo di vivere e di sentire gli altri. Cambiare vita,
cambiare ambiente, viaggiare continuamente è inutile; il male è
dentro e non ci lascia, ovunque si vada.
COME AFFRONTARE LA MALATTIA. Possiamo
affrontare la depressione in diverse modalità. Secondo il mio
punto di vista il modo corretto è quello interpretativo. La
modalità interpretativa ritiene cha la depressione non deve
essere curata, da curare è il conflitto intrapsichico che la
genera. La depressione è un sentimento formato dall'insieme
delle sensazioni spiacevoli e dalle esperienze dolorose,
traumatiche costituite da immagini. Dal momento del
concepimento, alla nascita, alla vita nei primi momenti ed in
seguito, ogni individuo è investito da una quantità sterminata
di sensazioni, sia piacevoli, sia dolorose. A queste sensazioni
si associano rappresentazioni, pensieri di momenti reali che
caratterizzano i sentimenti ed il modo di sentirli e viverli.
Ogni sentimento si associa ad un pensiero di vita. La componente
razionale (IO) per la psicoanalisi freudiana, nella sua ricerca di soddisfare
un desiderio gratificante, può trovarsi in una situazione
conflittuale. Il desiderio di gratificazione potrebbe
contrapporsi al pensiero ad esso associato. Ad esempio il
desiderio di comportamento intimo con un potenziale partner
potrebbe lottare con il pensiero della punizione per un
comportamento giudicato sconsiderato e sconveniente, soprattutto
se la persona è impegnata sentimentalmente. Si genera un
conflitto intrapsichico, emotivo, tra il desiderio (carica
pulsionale) e la paura delle conseguenze (repressione). E'
compito dell'Io superare il conflitto, attraverso una
mediazione, avviando un compromesso che consenta la
gratificazione con un minimo prezzo da pagare in termini di
sensazioni spiacevoli. Una forma di compromesso è la rinuncia a
realizzare il proprio desiderio, oppure di commettere una azione
sostitutiva a quella considerata pericolosa. Mia figlia Federica
di 30 mesi, dopo avere litigato con sua sorella più grande e
avere preso una sculacciata da lei, decide di picchiare me in
sostituzione della sorella, sapendo che io non replico, la
sorella si. Classico esempio di violenza deviata. E' importante
imparare nella vita a veicolare l'aggressività in modo
costruttivo e opportuno, rispetto alle situazioni della vita.
Studiare con impegno per conquistare una gratificazione sociale,
attraverso i titoli acquisiti, è un esempio di aggressività
veicolata in una buona direzione; lanciare oggetti o peggio in
uno stadio gremito da tifosi, no. I sentimenti possono
formarsi nei primi anni di vita e si perfezionato attraverso
l'esperienza. Nel periodo dell'infanzia i bambini possono subire
traumi profondi soprattutto per tre tragici eventi:
-
La perdita dei genitori o la
separazione dei genitori (vissuta come disintegrazione della
famiglia)
-
La perdita dell'amore dei genitori
-
La castrazione psicologica (non fare
questo, non fare quello, tu non puoi fare questo, non mi
sfidare, abbassa quelle mani..etc. Imperativi
costanti e continui, non episodici).
Questi terremoti emotivi per i bambini sono
vissuti come vere e proprie calamità della natura. La profonda
paura conseguente condiziona la crescita psichica del bambino.
Il pensiero che la gratificazione di una pulsione e conseguente
liberazione dalla carica tensionale, tipica della pulsione
stessa, può provocare un sentimento di angoscia, molto vicino al
sentimento depressivo. L'angoscia condiziona il futuro
attraverso la paura (se assecondo la pulsione mi accadrà
qualcosa di tremendo), il sentimento depressivo ha un tempo
presente, un senso di colpa a priori, senza un motivo
determinato che rende inutile ogni tentativo di espiazione.
Pentimento e conversione sono nulli, proprio perchè il senso di
colpa non è collegato ad un pensiero razionale. Mentre l'ansioso
teme il futuro in relazione alle scelte che lo potrebbero
condizionare; il depresso teme di avere già commesso tutti gli
errori possibili e, come reazione, diviene passivo. Così
asseconda sistematicamente i genitori, fa quello che loro
desiderano che faccia (specialmente la figura materna),
frequentano solo compagnie e partner approvati dai genitori,
scelgono l'abbigliamento conforme al pensiero di famiglia etc.
Continuano a richiamare l'attenzione e l'approvazione
genitoriale alla incessante ricerca dell'amore che sentono di
avere perso. La psicoterapia è l'unica strada percorribile per
salvare il depresso da questo stato, proprio perchè è ignaro del
tradimento patito. La perdita dell'amore dei genitori per un
bambino non dipende mai da colpe del bambino, sebbene, ignari
delle conseguenze, i genitori si sforzano di fargli credere. Nei
casi più gravi, il depresso può improvvisamente rovesciare la
sua personalità, in questo caso l'individuo si sente costretto a
fare tutto l'opposto di quello che fino a quel momento ha fatto
per soddisfare l'inconscio, inconfessabile desiderio di punire
genitori che continuano a dimostrarsi indifferenti al suo amore.
Questi sono casi molto pericolosi che possono spingere il
depresso a commettere efferati e deprecabili atti criminosi
(uccidere un figlio, una fidanzata etc.).
La depressione inchioda l'individuo in una
condizione di scacco matto. Tristezza, sconforto, disagio,
malinconia, si impossessano di lui. Quando una persona non sente più la
forza di lottare, di reagire, è costretta a fermarsi e
rinunciare alla speranza. Per uscire dal tunnel della
depressione è importante comprendere come la depressione non sia
priva di senso; si tratta di una reazione comprensibile e
assolutamente normale, dopo avere patito esperienze di vita
particolarmente difficili, pesanti, stressanti e traumatiche.
Chi è vicino al depresso deve sapere di non dover mai fare leva
sulla volontà. L'imperativo: reagisci! E' controproducente e
pericoloso, il rischio è il suicidio. Se il depresso potesse
reagirebbe di buon grado, il problema e che non può, ogni
tentativo di innescare una reazione dinamica contribuisce a
spingere il depresso più in profondità, nella grotta buia della
sua malattia. L'aiuto dovrà navigare tra le calme acque dei
sentimenti e della comprensione.
Tratto da: http://www.mediazionefamiliaremilano.it/psicologia/depressione.shtml
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