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il processo di identificazione sessuale
Nella
“Metapsicologia” (1915) S. Freud cerca di dare una
collocazione
teorica della psicoanalisi come scienza della struttura
e del funzionamento della psiche, nei suoi “concetti
fondamentali”. Il concetto di “pulsione” è definito al confine
tra lo psichico e il somatico e rappresenta la base della vita
psichica.
STIMOLO E PULSIONE Lo stimolo sessuale è rappresentato da tutte le manifestazioni
utili ad eccitare sessualmente. Dal punto di vista bioenergetico,
per stimolo si intende qualsiasi manifestazione o variazione
rapida di energia dell'organismo, che raggiunga una determinata intensità,
che si mantenga per un certo periodo di tempo e che si spenga
dopo l'estasi sessuale (fase di scarica energetica). Secondo Freud, il termine
pulsione traduce il termine tedesco “trieb”, che significa spinta e indica una
energia endogena traducibile in un impulso ad agire. Tale impulso si manifesta come una tensione o un eccitamento. Il comportamento ha la funzione di ridurre la tensione attraverso il soddisfacimento.
La pulsione è come una sorgente di montagna che pulsa
continuamente con un solo obiettivo: raggiungere rapidamente il punto di acquietamento della tensione.
L'acquietamento per l'acqua della sorgente che sgorga e corre in
discesa è rappresentato dal livello del mare, per l'individuo è
la pace interiore, la calma dopo una tempesta.
IL RAPPORTO TRA STIMOLO E PULSIONE
Mentre lo stimolo proviene principalmente dal mondo esterno e
"stimola" l'individuo, la pulsione non proviene dal mondo esterno ma dall’interno dello stesso organismo. È per questo che incide anche in modo differente sulla psiche, ed esige, per essere eliminato, azioni di natura diversa.
IL PRINCIPIO DEL PIACERE Secondo la
teoria psicoanalitica di Sigmund Freud la mente umana è regolata dal principio del piacere, la naturale inclinazione a schivare il dolore ed ottenere la soddisfazione delle pulsioni.
Il neonato sente una forte pulsione orale e vuole succhiare il
seno materno. La sua sofferenza è rappresentata
dall'indisponibilità di ottenere la soddisfazione immediatamente
ed il suo comportamento si pone un solo obiettivo: il
congiungimento delle sue labbra con il seno materno. Quando il
contatto si realizza il bimbo si calma, la sua pulsione è
soddisfatta ed il dolore precedente cede il posto al piacere
della soddisfazione (suzione e congiungimento con la madre). In
seguito e negli anni dello sviluppo psicosessuale il bambino
entra in contatto con il mondo e con l'adeguatezza o
inadeguatezza dei suoi comportamenti naturali, il desiderio si
allontana dalla realtà. Il "volume" di sofferenza e di
frustrazioni cui dovrà adattarsi il bambino nel suo percorso
evolutivo è determinato principalmente dalla famiglia di origine
e dall'ambiente circostante.
IL PRINCIPIO DELLA REALTA' ED IL PRINCIPIO
DEL PIACERE Tutte le scelte della psiche sono dettate dal principio del piacere:
l'essere umano desidera la sua felicità, l'appagamento dei suoi
desideri e tale naturale inclinazione si scontra quasi sempre con la realtà.
La realtà di un individuo contiene le costrizioni morali o
considerate tali e le tradizioni sociali che si oppongono al pieno soddisfacimento del piacere.
Il principio del piacere si scontra con la realtà e ne deriva l'inevitabile frustrazione dei desideri
e inibizione dei comportamenti. Al principio del piacere si
affianca in modo più o meno prepotente il principio di realtà.
Il principio della realtà cerca la soddisfazione del desiderio in relazione a ciò che la realtà può offrire secondo comportamenti accettati.
Mentre il principio di piacere cerca la soddisfazione immediata del desiderio, il principio di realtà
regola l'appagamento del desiderio ponendosi obiettivi estesi nel tempo e sublimando l'impossibile appagamento immediato in rappresentazioni sostitutive.
Davanti all'impossibilità di un appagamento completo secondo le modalità del principio di piacere, il principio di realtà agisce in modo da adattare il soddisfacimento del desiderio alle situazioni che tendono a limitarlo, escogitando diversi quanto necessari appagamenti.
Quando la famiglia e l'ambiente si dimostrano eccessivi e privi
di equilibrio nelle transazioni che determinano i rapporti con i
bambini, questi si adegueranno alle situazioni difficili con
comportamenti, sublimazioni e deviazioni dei naturali processi
di crescita psichica e psicosessuale, strutturando tratti del
carattere che non possono nascondere le offese, le ingiustizie e
le sofferenze patite.
ANATOMIA DELLE PULSIONI Le pulsioni possono essere distinte per:
fonte, spinta, meta e oggetto.
La fonte è rappresentata dall’eccitazione di un dato organo del corpo. La spinta riguarda l’intensità dell’eccitazione, un elemento qualitativo, definita da Freud con il termine latino: libido. La meta è rappresentata dalla soddisfazione che seda l’eccitazione. L’oggetto è l’elemento con il quale la pulsione intende raggiungere la meta: “una persona, una parte del corpo, un feticcio, ecc.”. Le aberrazioni sessuali possono deviare l’oggetto (omosessualità), oppure alterare la meta (perversioni sessuali).
Tutti i comportamenti sessuali atipici, compresa la castità,
sono considerati aberranti, cioè diversi dal concetto classico,
universalmente riconosciuto.
ABERRAZIONE In tema di aberrazioni sessuali,
è importante approfondire il concetto di aberrazione,
soprattutto per la particolare fonetica della parola potrebbe
lasciare intendere una traduzione alterata del termine. Per
aberrazione si intende una deviazione dal pensiero o dal comportamento razionale. Fondamentalmente significa vagare.
In senso scientifico, significa deviazione da una linea retta. Una linea che deve andare da
un punto ad un'altro, esempio da A a B. Se è aberrata, vagherà
da un punto all'altro nello spazio, per alla fine raggiungere il
punto finale: "B". Secondo questa definizione, significa anche “mancanza di direzione dritta” o “vista diversa
e alterata, rispetto quella diretta e tradizionale.
Omosessualità e castità sono entrambi comportamenti sessuali
aberrati.
PERCHE' UNA PERSONA ALTERA IL TRADIZIONALE
COMPORTAMENTO SESSUALE? Il comportamento sessuale è esclusivamente dipendente dal gusto sessuale.
La domanda che richiede una risposta esaustiva è: perchè una
persona è attratta da un esponente del suo stesso sesso? Per rispondere a questa domanda dobbiamo
percorrere lo sviluppo psicosessuale del bambino, nelle fasi che
percorre dalla nascita fino all'età di 6/7 anni: orale, anale,
edipica - l'argomento è trattato in:
psicologia/psicoanalisi, lo sviluppo psicosessuale del bambino - click qui.. Nella
parte finale della tormentata fase edipica,
ogni fanciullo esce e supera la fase di innamoramento con il
genitore (o figura genitoriale) di sesso opposto,
identificandosi con l'emenento (figura) genitoriale dello stesso
sesso: il padre per i maschi, la madre per le femmine.
IL PROCESSO DI IDENTIFICAZIONE SESSUALE Affinché questo processo si svolga con naturalezza
è necessario che i genitori del fanciullo abbiano vissuto la
fase edipica del bambino con il bambino ed in modo equilibrato.
E' indispensabile che il genitore dello stesso sesso appaia
agli occhi del bambino come una figura almeno sufficiente e
accettabile. Durante la fase edipica il genitore di sesso
opposto dovrebbe essere non seduttivo e non repressivo, ma
amorevole e comprensivo. Il genitore dello stesso sesso dovrebbe
comprendere la situazione non amplificare i fisiologici
conflitti del fanciullo con comportamenti inadeguati che possono
essere manifestati in un ampio spettro.
Dall'indifferenza ostentata che spesso nasconde rabbia e rancori
repressi, all'attività fredda, inumana, volta alla repressione
degli impulsi del bambino. In questo delicato periodo, minacce
spaventose e punizioni crudeli possono aberrare la visione del bambino verso
il genitore dello stesso sesso, rendendolo inaccettabile ai suoi
occhi. L'effetto di un comportamento seduttivo ed esclusivo del
genitore di sesso opposto rappresenta una catapulta per i
sentimenti negativi che il bambino svilupperà verso un genitore
di stesso sesso, a se stesso "impresentabile". I genitori che in nome della
loro morale e di una, ai loro occhi, funzione "virtuosa"
dell'educazione della prole, spesso si dimostrano ciechi verso
la realtà emotiva dei bambini. C'è una domanda che potrebbe
rivelare molte realtà: "come tu sei è come ti vede tuo figlio?".
LA SCELTA Davanti a situazioni impossibili per la sua età,
come reagisce il fanciullo che sta per uscire dalla fase
edipica? Come può identificarsi in una figura che detesta e che
non vuole accettare? Una figura granitica, priva di umanità,
almeno per lui/lei? Non per banalizzare un importante passaggio,
ma per motivi di sintesi e, soprattutto per rendere divulgativa
la trattazione, mi limiterò ad indicare che in una situazione
simile, l'omossualità rappresenta per il fanciullo/a l'unica
strada percorribile per garantirsi una accettabile salute
psichica. Accoglie in se la sensibilità, l'approvazione ed altri
sentimenti, anche eccessivi, manifestati dal genitore di sesso
opposto durante la fase edipica, per aderire a questi e
assorbirli; come un uomo si aggrappa all'unico salvagente
trovato nel mezzo dell'oceano dopo l'affondamento della nave
sulla quale fino a quel momento aveva navigato. L'assorbimento
profondo ed emotivo del genitore dello stesso sesso, in un
momento nel quale il bambino comprende che il suo destino
amoroso sarà fuori dal nucleo familiare, inviterà il bambino a
fare come lui, come lui ha fatto per fondare la famiglia dalla
quale egli ha avuto origine. L'evoluzione di questa fase che
anticipa il periodo di latenza, vedrà il fanciullo attratto dai
rappresentanti dello stesso sesso. Il suo oggetto sessuale sarà
un individuo del suo stesso sesso, è avvenuto così per il
suo genitore di sesso opposto, al quale si è dovuto
identificare. Come il salvagente non è una scelta
incondizionata, l'omosessualità non lo è, in entrambi i casi
deve essere affondata una nave. La nave è il genitore di sesso
opposto, affondata nell'oceano tra le nebbie dell'inconscio.
CONTINUA CON: COPPIA
OMOSESSUALE E FAMIGLIA .. click qui ..
Cosimo Aruta
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