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La filosofia
Il pensiero
filosofico è nato in Grecia all’incirca nel VII secolo avanti
Cristo. La filosofia è amore per la conoscenza, intesa quale
padronanza profonda della materia per effetto dell’esperienza.
Contrariamente alla sapienza che prevede un processo
d’indottrinamento sterile, provoca cultura senza esperienza,
limitando, annullando l’utilità sociale. Nell’insegnamento, una
didattica rigida che vede il docente fare sfoggio della sua
sapienza enciclopedica, ripetitiva nella forma, distaccata dal
tessuto sociale dell’auditorio, si contrappone alla filosofia
dell’insegnamento. Questa ultima, è intrisa d’amore per la
materia e per la natura umana nella sua interezza. L’insegnante
gesticola, si muove, osserva attentamente i suoi allievi e si
integra con l’auditorio divenendo un tutto uno. Affascina,
interessa, incuriosisce e con la sua estrema padronanza della
materia utilizza sassi, ciotole, autostrade, luoghi comuni,
frammenti di vita quotidiana per creare esempi e corridoi
mentali strettamente aderenti, connessi alla realtà. La
terminologia si fa tecnica con gradualità, conquistando la
strada maestra per la sua vita nel tempo, l’interesse, la
passione. Solca profondamente le menti utilizzando come aratro i
suoi contenuti utili, intelligenti e soprattutto equilibrati,
integrati come il suo possessore. Alla domanda: chi insegna
all’insegnate ad insegnare? La risposta è: la filosofia, l’amore
per la conoscenza. Un uomo scarsamente, insufficientemente
capace di amare non sarà mai un buon insegnante, così come un
buon padre sarà maestro di vita dei propri figli solo se li
amerà incondizionatamente, da adulto.
Prima del VII
secolo avanti Cristo, quando Talete di Mileto iniziò a non
utilizzare il mito, ma la ragione per rispondere alle domande
fondamentali della vita umana, gli uomini immaginavano
fantastiche storie, utili per rendere comprensibili gli
avvenimenti ed i fenomeni fisici. Si riteneva che il monte
Olimpo fosse la dimora degli Dei e che ogni fenomeno naturale
dipendesse dalla loro volontà. I filosofi nel tempo hanno
offerto il loro contributo per ricercare la verità attraverso la
ragione e non il mito; la filosofia è l’amore per la conoscenza
razionale, logica della verità. Le tappe fondamentali dello
sviluppo del pensiero umano sono cinque, divise in fasi:
NATURALISTICA,
METAFISICA, TEOLOGICA, EMPIRICA, POSITIVISTA.
Fase
Naturalistica
Una leggenda
racconta che in una notte stellata, Talete passeggiava
osservando le stelle e cadde in un pozzo. Una graziosa serva che
assistette all’incidente si divertì a prenderlo in giro: “Ti
appassioni tanto alle cose del cielo e ti sfuggono quelle che
hai davanti, non vedi la terra sotto i tuoi piedi”. In seguito
Talete dimostrò la reale utilità nell’osservazione della volta
celeste. L’osservazione degli astri nel periodo invernale,
consentì di prevedere un’eccellente annata per la raccolta delle
olive. Prese in affitto tutti i frantoi nei dintorni ed al
momento del raccolto guadagnò forti somme affittandoli a sua
volta. Questo racconto contiene l’essenza della filosofia, non è
astratta, lontano dalla realtà ma aderente ai problemi concreti
della vita di tutti i giorni.
I naturalisti
si occuparono della natura che è all’origine di tutte le cose.
Talete sosteneva che l’acqua fosse all’origine di tutte le cose,
la disidratazione corrisponde alla morte; tutto ciò che vive è
pieno d’acqua. Nella fase naturalistica manca l’introspezione
umana, la ricerca delle grandi risposte. Altri filosofi hanno
proposto vari punti di vista. Anassimandro sosteneva che un
essenza indefinita era in grado di assumere tutte le forme che
passiamo vedere nel mondo. Per Anassimene l’aria è all’origine
di tutto, condensandosi e rarefacendosi caratterizza acqua,
terra e fuoco.
Eraclito di
Efeso, successo ai naturalisti era soprannominato “l’oscuro, per
le sue complicatissime affermazioni, utilizzava aforismi,
affermazioni apparentemente contraddittorie. L’intera realtà è
mutevole, tutto scorre e cambia; non è possibile bagnarsi più
volte nello stesso fiume con la medesima acqua. Ogni realtà al
tempo stesso è e non è. Una poesia più vicina ai nostri tempi
esprime con forza questo concetto, ed è subito sera: “Ognuno sta
solo sul cuor della terra, trafitto da un raggio di sole ed è
subito sera”. La nascita, la vita ed il suo termine, tutto
scorre, anche il raggio di sole, comune denominatore di tutti.
Questa filosofia esalta la gioia per la vita, nasconde un monito
imperativo: non avere paura di vivere. Godi il tuo sole e quando
sarà sera non avrai paura di morire.
La natura per
Eraclito è questo continuo passaggio da un contrario all’altro,
essere e non essere, moto e quiete, sole e sera, un divenire
perpetuo di tutte le cose. Oltre questo contrasto degli opposti,
esiste una armonia universale: le cose si oppongono solo se
pensate con superficialità, un’analisi profonda del mondo e
delle cose evidenzia che esse sono una realtà unica ed
integrata. La fine è il principio del cerchio, l’amore e l’odio
sono un unico sentimento, una strada in salita è una strada in
discesa, basta voltarsi. Esistono persone che accumulano
ricchezze e non godono la vita, osservano solo l’ascesa.
Basterebbe fermarsi a riflettere ed avere il coraggio di
voltarsi, per scoprire una meravigliosa strada in discesa.
Si contrappone
al pensiero di Eraclito un altro grande filosofo: Parmenide di
Elena. Per Parmenide il mondo non muta, non cambia mai, se
cambiasse non sarebbe: “L’essere è e non può non essere, il non
essere non è e non può essere”. Attraverso questo pensiero il
pensiero e l’essere coincidono e gli uomini possono pensare solo
ciò che esiste.
Empedocle
cercò, così come altri filosofi di conciliare le idee di
Eraclito e Parmenide, enunciando che il divenire fosse
condizionato dal combinarsi di quattro elementi eterni ed
immutabili: “Acqua, aria, terra e fuoco. Anassagora ipotizzava
particelle divine generatrici della vita in natura ed infine
Democrito fu il primo uomo a pensare all’universo quale infinita
composizione di unità elementari indivisibili dalla cui unione
tutto può trasformarsi. (queste particelle oggi sono nominate
atomi).
I Sofisti, la
cui traduzione è sapienti (V secolo a. C.), iniziarono a
centralizzare l’attenzione sull’uomo e la sua vita sociale.
Erano bravi pensatori, bravi oratori ma poco concludenti nella
sostanza. Per i sofisti ritenevano che la verità non esiste e
che per questo motivo ogni opinione fosse sostenibile.
Attraverso la loro abilità di parlatori e per mezzo della
retorica, rendevano verosimili idee apparentemente assurde e
sconfusionate “relativismo”. I sofisti insegnavano ai giovani
ricchi greci, a prevalere nelle discussioni pubbliche contro
avversari politici, per l’ascesa al potere. Tra i Sofisti più
espressivi: Protagora “l’uomo è la misura di tutte le cose” la
verità è soggettiva e diversa da individuo ad individuo,
concetto molto attuale, soprattutto per comprendere i
fisiologici diversi punti di vista tra persone e società.
Gorgia da Lentini, da cui si avvia il nichilismo, approfondì
questo concetto sostenendo che l’essere stesso non esiste. Se
esistesse non sarebbe conoscibile e se fosse conoscibile non
sarebbe comunicabile, in altre parole: nulla è davvero e nulla è
importante.
Il primo
grande filosofo della storia fu Socrate, per Socrate l’uomo non
è né buono ne cattivo, se non fa il bene è perché non lo
riconosce. Quando compie un atto malvagio non è in grado di
riconoscerlo. Concetto condiviso dalla moderna psicologia,
secondo la quale il male è una forma di squilibrio psichico.
Socrate si contrappone al relativismo sofistico. “So di non
sapere” diceva stupendo il suo auditorio, fortissima
provocazione intellettuale. Socrate era un magnifico oratore,
raffinato ed ironico, metteva in dubbio le certezze della gente,
invitandola a riflessioni meno superficiali riguardo vita e
valori, dimostrava i punti deboli delle tesi correnti. Definito
il più sapiente degli uomini dall’Oracolo di Delfi, riteneva di
fare nascere la verità nelle persone che dialogavano con lui,
l’uomo è felice quando la sua anima gioisce ed è virtuosa. Fu
poco gradito dai cittadini e sul finire del V secolo a. C. Lo
condannarono a morte. Socrate ebbe l’opportunità di fuggire dal
carcere poco prima della sua esecuzione, ma preferì rispettare
le leggi dello stato. Coerente fino alla morte, ha difeso
l’etica e la morale fino all’estremo sacrificio.
Fase
Metafisica
La
Metafisica introduce il concetto di anima come essenza.
L’essenza di ogni cosa risiede in un mondo superiore, il mondo
delle idee. La vera essenza è rappresentata da un ricordo
presente alla nascita d’ogni individuo, l’essere quindi è colui
che è (anima). Il non essere è colui che non è (corpo). Possiamo
affermare che la metafisica è il dualismo tra la mente ed il
corpo.
Platone,
discepolo di Socrate, il più grande filosofo di tutti i tempi.
Nacque ad Atene e viaggiò moltissimo, visitò principalmente
Italia ed Egitto. A Siracusa tentò in due momenti diversi di
impostare la politica secondo il tuo pensiero filosofico. La
prima volta fu venduto come schiavo e la seconda trattenuto come
prigioniero, fortunatamente riuscì in entrambe le volte a
tornare libero e far ritorno ad Atene. Fondò l’Accademia dove
insegnò a numerosi discepoli la sua filosofia detta Idealistica,
basata su questa tesi: il nostro mondo è delle Idee. Le Idee
sono la realtà e la visione del mondo risulta annebbiata in
quanto copia offuscata del mondo delle idee. Per Platone la
conoscenza è il ricordo di contenuti che prima di nascere noi
tutti abbiamo vissuto in questo mondo. La vera essenza è
l’evocazione del ricordo presente alla nascita di ogni
individuo. Anticipa di oltre duemila anni l’intuizione di Jung
sulla coscienza collettiva. Platone pose l’accento il dualismo
tra anima (animus) e corpo, vero obiettivo della riflessione
filosofica. Scrisse “La Repubblica” uno stato senza differenze
tra individui per importanza, ma solo per mansioni, alla cui
guida erano filosofi, alla difesa guerrieri ed alla produzione
tutti gli altri cittadini, primo esempio storico di comunismo.
Aristotele
Nell’affresco “La scuola di Atene” di Raffaello, Platone indica
la volta celeste con un dito ed Aristotele la terra con il palmo
della mano destra. Tale differenza esprime il rapporto tra le
due filosofie. Per Platone, idealista, la verità è oltre questo
mondo, Aristotele, vicino all’empirismo, sosteneva che la verità
fosse figlia dell’esperienza di vita. Aristotele fu l’educatore
di Alessandro, figlio di Filippo il Macedone, futuro
condottiero. Quando Alessandro salì al trono, Aristotele tornò
ad Atene e fondò il Liceo, così denominato perché situato nei
pressi del tempio di Apollo Licio.
Aristotele
è ricordato come l’ordinatore della filosofia antica, ha
rielaborato sapientemente il pensiero dei suoi predecessori
occupandosi dei problemi dell’essere, della metafisica, della
natura, della fisica, della morale, dell'etica, del vivere
civile nella società politica, del ragionamento e della logica.
Secondo Aristotele il giudizio perfetto è il sillogismo, il
ragionamento conclusivo dopo le premesse: premessa, sviluppo,
conclusione, nel rispetto del principio di non contraddizione.
Esempio:
Tutti gli
uomini sono mortali (premessa); Aristotele è un uomo (sviluppo);
Aristotele è mortale (conclusione).
La
filosofia aristotelica raggiunse una forte diffusione nel
medioevo per la risoluzione dei problemi.
Nel IV°
secolo a.C. vi fu un grande cambiamento nel mondo politico della
Grecia. Le filosofie più importanti di questo complesso periodo
detto ellenistico e caratterizzato dalle conquiste di Alessandro
Magno, condottiero macedone, si sforzarono di favorire
tolleranza ed integrazione di tutti i sudditi ed evitare che
ognuno si occupasse della sola sua vita privata. La morale e
l’etica rappresentavano i mezzi per avviare l’individuo ad una
vita piacevole e serena.
Diogene di
Sinope riteneva che gli dei avessero concesso agli umani una
vita piacevole e facile, nascondendo però i mezzi per ottenerla
e credeva che la sua “missione” fosse di trovare ed indicare
agli uomini questi mezzi. Diogene invitava gli uomini a vivere
con semplicità, era certo di poter fare a meno di tutto quanto
considerato allora necessario per vivere e per dimostrarlo
camminava per le strade dentro una botte, ad indicare quanto
poco bastasse per vivere. Si narra che un dì Alessandro Magno
disse a Diogene: “Ti darò qualsiasi cosa tu mi chieda”. Diogene
rispose: “Ti prego di spostarti dal sole, perché mi fai ombra”.
Diogene fu il fondatore del Cinismo, la filosofia che invita i
cittadini ad una riduzione estrema dei bisogni. Sicuramente nei
periodi di crisi economica, tema di forte attualità, riflessioni
riguardo alla filosofia di Diogene potrebbero migliorare la
qualità della vita, più di una vincita media alla lotteria.
Epicuro
sosteneva che l’uomo per essere felice deve sforzarsi di
limitare il dolore, per questo motivo è, infatti, ricordato come
il filosofo del piacere. La condizione di assenza di dolore si
dice atarassia, Epicuro sosteneva che raggiunto questo stato di
benessere rendesse l’uomo felice. Lo strumento per raggiungere
tale obiettivo suggerito da Epicuro era una vita basata sui
piaceri naturali e necessari, mostrando indifferenza per quelli
superflui. Certo che una tale filosofia applicata distruggerebbe
il consumismo ai nostri tempi, i beni di moda: abiti e accessori
firmati, auto lussuose, vacanze da re ecc. non avrebbero ragione
di una tale presenza nel tessuto sociale. C’è da chiedersi se
forse è proprio questo che condiziona le espressioni tristi dei
cittadini delle grandi metropoli…
Zenone fu
il fondatore dello stoicismo. Per gli stoici l’uomo deve
contrastare, anche con il dolore, le proprie avversità. Zenone
suggeriva di liberare l’anima dalle passioni e di avviare la
realizzazione del sentimento di apatia, indifferenza per le
emozioni. Dopo oltre due millenni, abbiamo scoperto come una
vita senza sentimenti ed emozioni non è degna di essere vissuta.
Le scuole di formazione in psicoterapia per gli psicologi si
propongono di aiutare, migliorare il sostegno, l’aiuto
professionale, per fare riscoprire affetti ed emozioni che
talvolta le avversità della vita negano nella loro pienezza.
Fase
Teologica
Nel lungo
periodo che separa il mondo antico da quello moderno, il
cristianesimo divenne un pensiero forte e largamente condiviso,
per merito di grandi filosofi che utilizzarono le basi teoriche
dei loro predecessori greci per rendere solida la propria fede.
La filosofia si fuse con la teologia. Nel pensiero teologico
l’origine è il trascendente ed i filosofi sono principalmente
santi e religiosi, non si può pensare all’uomo senza analizzare
il divino. Per S. Agostino la ragione non è disgiunta dall’anima
e ogni uomo è immagine del divino. S. Tommaso, utilizzando il
pensiero aristotelico creò la “somma teologica” L’uomo in se non
è nulla, ma rimanda al divino.
Con il
Rinascimento, i filosofi tentarono di separare la filosofia con
la teologia e molti pagarono con la morte questo pensiero ardito
a quei tempi. Giordano Bruno fu considerato eretico e condannato
alla pena capitale. Lo sviluppo scientifico, con molta cautela,
nel tempo, favorì questa trasformazione, invitando a ragionare
sulle capacità conoscitive dell’uomo.
Cartesio
La
filosofia moderna nasce nel XVI° secolo con Cartesio che
introdusse il “dubbio metodico, quando l’uomo si accorge di
esistere? Quello che fa esistere per Caretesio è il concetto
astratto di dubbio. Cogito ergo sum, penso, quindi sono. Penso e
per questo esisto. Un chiaro spostamento concettuale dal
teologico all’uomo.
Per
Cartesio le due forme della materia sono il pensiero e la
materia stessa e le denominò sostanze, nel rispetto di
Aristotele. Cartesio sosteneva che per la separazione mente e
corpo esistessero delle idee innate, in altre parole non
derivanti dall’esperienza. Il grande quesito fu: “Può il
pensiero comandare il corpo? Sono due sostanze diverse e
separate? Questi quesiti Cartesio lasciò in eredità ai suoi
successori.
Spinoza,
filosofo olandese tentò ricercare una soluzione indicando in Dio
l’unione di tutte le sostanze. Il Dio teorizzato da Spinoza è
diverso da quello cattolico, coincide con la realtà, la stessa
natura. Anima e corpo sono il medesimo elemento. Il fenomeno
della deambulazione, camminare, avviene perché anima e corpo
entrano in relazione, l’anima comanda il corpo a coordinarsi ed
a camminare, sostanzialmente perché facenti parte di un unico
elemento, sono quindi identici. Ogni uomo rappresenta un pezzo
della divinità.
Leibniz
sosteneva che la realtà è composta di unità elementari, per le
quali coniò il termine “monadi” ed il mondo è come un grande
orologio che contiene ogni singolo elemento per la sua perfetta
organizzazione e funzionamento. L’integrazione tra tutti gli
uomini avviene perché Dio ha creato un’armonia di tutte le
monadi. Secondo questa teoria Dio sarebbe un bravissimo
orologiaio.
Fase
Empirica
Grande
quesito dell’empirismo: ”E’ l’anima che condiziona il pensiero
oppure il pensiero che condiziona l’anima?” Seconda questa
filosofia l’uomo non può avere conoscenza di ciò che non vede,
non tocca e non sente; perché non lo può sperimentare. Quindi
l’anima non è conoscibile. Un netto rovesciamento della
metafisica.
L’inglese
Locke si oppose con forza alla filosofia cartesiana. E’ la
storia che si ripete, all’alba del XVII° secolo si ripropone
l’opposizione tra Platone ed Aristotele. Secondo Loke il
pensiero deriva dall’esperienza, nella mente si formano idee da
impressioni. Tali idee seguono un’evoluzione naturale da
semplici a complesse e non esistono idee innate come ipotizzava
Cartesio. Principio condiviso anche da Hume, per il quale ogni
idea deriva unicamente dall’esperienza. Per Hume il rapporto
causa effetto delle idee è il risultato dell’abitudine, continue
esperienze dello stesso genere. Esempio: Se poggiando il dito su
un campanello scopro che attiva una suoneria, traggo la
conclusione che, se voglio attivare quella suoneria, dovrò
premere con il dito sul campanello. Esperienza di tutti i
bambini. L’abitudine è collegata al passato e non al futuro. Nel
caso dovesse mancare la corrente in futuro, premere il
campanello porterà ad un diverso risultato.
Immanuel
Kant
Grande
pensatore e pessimo docente, si narra che un suo discepolo si
addormentò alla sua prima lezione. La sua concezione della
ragione umana fu denominata una “rivoluzione copernicana”. Kant
afferma che la conoscenza è rappresentata dalla fusione di
capacità a priori, solo soggettivamente a posteriori. La mente
necessita dei principi universali per conoscere alcune funzioni,
ad esempio l’istinto di suzione dei neonati. Il primo grado è
percettivo ed i suoi principi a priori sono lo spazio ed il
tempo. Per Kant la percezione riguarda i fenomeni e non
l’essenza delle cose. Possiamo percepire solo all’interno dello
spazio e del tempo. Tale elaborazione si perpetua per Kant
unicamente attraverso le quattro categorie della mente:
quantità, qualità, relazione, modalità. Senza tali categorie non
può esistere pensiero. È molto difficile comprendere la vera
natura delle cose perché la percepiamo attraverso una realtà
soggettiva, filtrata dai nostri principi.
Kant indica
una fusione tra metafisica (essenza) e fase empirica
(conoscenza.
Kant fu
maestro di Fishe e Schelling, i quali avviarono la filosofia
idealistica. L’Idealismo vede all’origine di tutte le cose lo
spirito ed il pensiero. Se il mondo è come l’uomo lo conosce, il
mondo dipende dal suo modo di conoscere. Il più grande
sostenitore di questa tesi fu Hengel.
Hengel
sosteneva che lo spirito non è fermo nel tempo staticamente, ma
in continua evoluzione nel tempo. Definì questa incessante
trasformazione: dialettica. La dialettica si attua in tre
momenti essenziali:
Tesi –
Antitesi – Sintesi. Lo spirito è prima tesi, poi il suo
contrario, antitesi ed infine il superamento espresso con la
sintesi. Offre un grande contributo al sillogismo aristotelico
sui fenomeni scientifici, introducendo il momento creativo.
Esempio: tesi (il sole), antitesi, contrario del principio,
trasformazione della tesi, (luna). Sintesi, unione tra tesi ed
antitesi (momento creativo, giornata di 24 ore).
Per Hengel
tutto quello che è razionale è reale e viceversa.
Il più noto
filosofo che rifiutò questa tesi fu
Karl Marx.
Sosteneva che non fosse il pensiero a condizionare la situazione
degli uomini, ma la condizione reale degli uomini a determinare
il pensiero. Questa tesi introduce che pensiamo per quello che
siamo e non siamo per quanto pensiamo.
Fase
Positivista.
Il
fondatore del positivismo, della sociologia e della psicologia
analitica fu Auguste Comte. Comte afferma che l’uomo è un
animale sociale e che l’umanità transitasse per tre stadi:
teologico, metafisico e positivo. Attraverso la teologia,
l’umanità ha fatto ricorso all’intervento delle divinità per
dare spiegazione a tutte le cose, con la metafisica ha fatto
appello a forze e idee astratte e solo nel positivismo l’umanità
ha raggiunto lo stadio di maturazione indispensabile per
comprendere il funzionamento reale della natura. Per Comte è
positivo quello che è scientifico e conduce a conclusioni chiare
per elaborare certe previsioni per il futuro. In tema di
fenomeni sociali fu il fondatore della sociologia. La corretta
conoscenza del funzionamento della società avrebbe favorito il
genere umano a migliorare la qualità della vita d’ogni singolo
individuo, avviando un’organizzazione perfetta della vita
sociale. La fiducia nella scienza è una posizione filosofica,
definita scientismo che esclude la vita religiosa. Lo scienziato
lavora sull’ipotesi di probabilità, assistita da un più alto
grado di regolarità, attraverso l’esperienza.
Friedrich
Nietzsche fu nell’800 un grande oppositore al positivismo.
Secondo Nietzche la cultura occidentale era decadente e vicina
alla sua conclusione. Riteneva che il pensiero platonico e
quello cristiano avessero impoverito di valori il nostro mondo.
Auspicava un ritorno alla terra perché i valori della cultura
erano crollati, non vedeva ideali ad orientare le vite degli
individui. Annunciava: “Dio è morto” per esprimere con forza la
desolazione che sentiva, desiderava rinnovare interamente la
vita degli individui. Accettava il nichilismo quale
cancellamento della finalità dell’esistenza. Per Nietzsche era
necessario superare l’uomo che trovava inadeguato, bisogna
divenire superuomini. Il superuomo accetta la vita senza
finalità, come un incessante ed insensato ripetersi
dell’esistenza. Il superuomo comprende la temporaneità e
l’inutilità dell’esistenza umana. Solo la morte è certa ed
eterna, siamo destinati a scomparire. Il superuomo deve
accettare questa situazione. Le opere umane sono finite, sono
mortali e la morte cancella tutto. Tale concetto fu ripreso da
Hitler de dal nazismo. Se Dio è morto, la vita non ha poi un
gran valore.
Il
pragmatismo
L’empirismo
inglese in america mutò in pragmatismo. Secondo la filosofia
americana, può essere studiato solo ciò che ha una rilevanza e
una utilità. Ciò che mi è utile lo studio e non devo studiare
ciò che non mi apporta alcuna utilità. Studiare solo ciò che
serve si pone obiettivi in linea con le civiltà capitalistiche
dei consumi, accresce lo status, favorisce nuove esperienze e
contribuisce ad aumentare il patrimonio personale rendendo
l’uomo più ricco. I due maggiori filosofi di questa corrente di
pensiero furono Charles Peirce e William James. Per Perirce il
pragmatismo in termini concettuali è rappresentato dagli effetti
sperimentali collegati alle azioni rese possibili. L’attività
finale e quindi l’obiettivo è un fine pratico. Ad esempio il
concetto di autovettura è rappresentato da quello che
l’individuo fa dell’autovettura e dei suoi effetti
sull’individuo. L’autovettura è quello che mi consente di fare
con essa, quindi trasportarmi in solitudine o con altri
individui, il gruppo della famiglia. Un mezzo di trasporto per
uno o più individui, da due a cinque, mediamente. James sviluppò
la filosofia di Peirce. Secondo James la verità è contenuta nel
risultato operativo delle idee, l’esatta locuzione è: utilità.
Quindi un idea è reale solo se gli eventi si svolgono, essa non
deve rimanere teorica. Esiste un forte parallelismo con la
struttura della seconda topica freudiana, es, io e super io.
L’io potrà essere efficace e quindi utile solo a condizione che
le altre due istanze siano bilanciate ed equilibrate tra loro.
Un esempio, l’acquisto di una casa. L’Es, elemento infantile, io
bambino della personalità sarà attratto da elementi congrui alla
sua natura, dove è prospiciente, i colori, la luminosità ecc. Il
Super Io, o Io Genitore, normativo, genitoriale, potrebbe
lanciare moniti: attento, non riuscirai a pagare il mutuo, i
prezzi caleranno, non ti caricare di responsabilità ecc. L’Io o
Io adulto, dovrà bilanciare tutte le informazioni provenienti da
Es e Super Io e valutare con razionalità, quindi giungere ad una
saggia decisione, esempio una offerta contente condizioni che se
accettate dalla parte venditrice, consentiranno la transazione
con una certa serenità e soddisfazione. Ecco l’utilità di un
pensiero, deve portare ad un effetto concreto.
La
fenomenologia
Quali siano
le basi della conoscenza e che cosa è possibile comprendere,
pensiero trattato principalmente da Cartesio e Kant, trova
approfondimenti all’inizio del ventesimo secolo in Edmund
Husserl e la fenomenologia. Secondo questa filosofia l’apparenza
non è l’essenza nascosta, ma tutto quello con cui entriamo in
contatto nella realtà, quindi la stessa essenza delle cose, il
fenomeno che si verifica è l’essenza stessa. Husserl introduce
il dualismo tra apparenza ed essenza. Apparenza, evidente e
dietro la quale c’è il nulla. Essenza, è nascosta e rappresenta
la conoscenza possibile solo a condizione di procedere oltre
l’apparenza. Questa è la fenomenologia filosofica: le cose non
sono come sembrano. Per fare progredire l’analisi fenomenologia
occorre non dare per scontate tutte le convinzioni della nostra
vita di tutti i giorni. C’è una somiglianza con il dubbio
metodico di Cartesio, con la differenza che il dubbio non è tale
ma unicamente una sospensione del giudizio. Questa filosofia
indica la realtà evidente come una realtà assoluta che manovra
il mondo e allontana dalla vera conoscenza. Un esempio: facciamo
volentieri credito a persone che si presentano “arricchite” da
oggetti di status sociale, una autovettura costosissima, abiti
firmati, orologio prezioso, atteggiamento semi arrogante negli
sguardi e nel verbo. Al contrario, siamo portati a non dedicare
il nostro tempo a persone normali e umili. Questa è la realtà di
tutti i giorni e tutti i giorni si consumano truffe. La
conoscenza scardina l’apparenza per fare emergere
l’intenzionalità. Spesso le cose non sono come appaiono, la
persona umile potrebbe essere arricchita da un’etica morale
straordinaria, non evidente in apparenza.
L’esistenzialismo
Allievo di
Husserl, Martin Heidegger afferma che l’uomo è colui che si pone
la domanda sul senso dell’essere. Questo quesito è il risultato
di una riflessione universale. Tutto era prima di me ed io sono
all’interno di un contesto che non mi appartiene interamente e
quindi non posso comprenderlo in senso assoluto. L’uomo, per la
filosofia esistenzialista, si trova in situazioni e non coincide
con esse. Rielaborando la filosofia di Nice, il centro del
pensiero è l’uomo. Differisce dagli altri esseri viventi sulla
terra perché si pone delle domande sullo scopo della sua
identità, della vita. L’uomo esiste in quanto c’è ed ha un
rapporto di continuità con il mondo. L’uomo sceglie di poter
esserci, si pone in modo dinamico e può fare della sua vita
quello che vuole. L’uomo ha un’esistenza terrena finita e non sa
quando si concluderà. Per questo motivo l’uomo non deve farsi
assorbire da quello che fa. Questo ultimo pensiero è universale
e soprattutto contemporaneo, infatti, la tendenza alle nevrosi
dipende in parte da un’esagerata enfatizzazione del ruolo
sociale e non dell’essere umano. L’imprenditore, l’avvocato, il
ministro e lo spazzino non sono solo quello che fanno, sono
anche figli, mariti, mogli, padri, amici, religiosi, volontari,
simpatici, introversi, estroversi ecc. Mentre la tendenza è
quella di “etichettare” l’uomo unicamente per quello che fa,
creando forti sentimenti d’inadeguatezza tra la gente che prima
o poi dovranno essere compensati (nevrosi). L’uomo è colui che
non permette di essere completamente assorbito da quello che fa
e chi insegue una sola cosa, vive una NON VITA.
L’epistemologia
E’ una
filosofia sviluppatasi nei primi del 900, la filosofia si
confronta con la scienza. L’epistemologia, secondo l’etimologia
greca significa: discorso intorno alla scienza. Per i
neopositivisti, la scienza può accettare come vere
esclusivamente le affermazioni che non sono contraddette
dall’esperienza. Secondo questo pensiero, metafisica, religione
ed etica, sono escluse dalla scienza. Spesso però la scienza può
dimostrarsi complementare alla filosofia, ad esempio i calcoli
scientifico probabilistici possono portare ad errori madornali.
Esempio: la storia del tacchino. Per trecentocinquanta giorni
alle ore 9,00, quando si apre il recinto ed un uomo entra, il
tacchino riceve il cibo e lo consuma. I calcoli probabilistici
danno per certo (100%) che il trecentunesimo giorno il tacchino
riceverà il cibo alle 9,00 da un uomo che entrerà nel recinto.
Nella realtà quel giorno è Natale ed il tacchino sarà strozzato…
Karl Popper
Il più
grande filosofo contemporaneo, riteneva che uno dei principi
basilari della scienza, di trarre le conclusioni
dall’esperienza, metodo induttivo, fosse un grave errore e per
dimostrare la sua tesi, inventò la storia del tacchino.
L’esperienza può rapidamente smentire le nostre convinzioni.
Fromm introduce l’errore della mente induttiva. Se un giorno
guidando l’auto, il terreno è bagnato dalla pioggia, foriamo una
gomma e facciamo un incidente, non è detto che con le stesse
condizioni in un altro giorno l’incidente si ripeta. Popper
oppose al principio di verificazione il criterio di
falsicabilità. E’ scientifico ciò che può essere controllato ed
eventualmente confutato. I pensieri che non possono superare il
controllo dei loro effetti, (realtà dei fatti) e per questo
motivo falsificabili, non possono considerarsi scientifiche.
Esempio del tacchino.
Cosimo Aruta
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