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La filosofia

Il pensiero filosofico è nato in Grecia all’incirca nel VII secolo avanti Cristo. La filosofia è amore per la conoscenza, intesa quale padronanza profonda della materia per effetto dell’esperienza. Contrariamente alla sapienza che prevede un processo d’indottrinamento sterile, provoca cultura senza esperienza, limitando, annullando l’utilità sociale. Nell’insegnamento, una didattica rigida che vede il docente fare sfoggio della sua sapienza enciclopedica, ripetitiva nella forma, distaccata dal tessuto sociale dell’auditorio, si contrappone alla filosofia dell’insegnamento. Questa ultima, è intrisa d’amore per la materia e per la natura umana nella sua interezza. L’insegnante gesticola, si muove, osserva attentamente i suoi allievi e si integra con l’auditorio divenendo un tutto uno. Affascina, interessa, incuriosisce e con la sua estrema padronanza della materia utilizza sassi, ciotole, autostrade, luoghi comuni, frammenti di vita quotidiana per creare esempi e corridoi mentali strettamente aderenti, connessi alla realtà. La terminologia si fa tecnica con gradualità, conquistando la strada maestra per la sua vita nel tempo, l’interesse, la passione. Solca profondamente le menti utilizzando come aratro i suoi contenuti utili, intelligenti e soprattutto equilibrati, integrati come il suo possessore. Alla domanda: chi insegna all’insegnate ad insegnare? La risposta è: la filosofia, l’amore per la conoscenza. Un uomo scarsamente, insufficientemente capace di amare non sarà mai un buon insegnante, così come un buon padre sarà maestro di vita dei propri figli solo se li amerà incondizionatamente, da adulto.

Prima del VII secolo avanti Cristo, quando Talete di Mileto iniziò a non utilizzare il mito, ma la ragione per rispondere alle domande fondamentali della vita umana, gli uomini immaginavano fantastiche storie, utili per rendere comprensibili gli avvenimenti ed i fenomeni fisici. Si riteneva che il monte Olimpo fosse la dimora degli Dei e che ogni fenomeno naturale dipendesse dalla loro volontà. I filosofi nel tempo hanno offerto il loro contributo per ricercare la verità attraverso la ragione e non il mito; la filosofia è l’amore per la conoscenza razionale, logica della verità. Le tappe fondamentali dello sviluppo del pensiero umano sono cinque, divise in fasi:

NATURALISTICA, METAFISICA, TEOLOGICA, EMPIRICA, POSITIVISTA.

Fase Naturalistica

Una leggenda racconta che in una notte stellata, Talete passeggiava osservando le stelle e cadde in un pozzo. Una graziosa serva che assistette all’incidente si divertì a prenderlo in giro: “Ti appassioni tanto alle cose del cielo e ti sfuggono quelle che hai davanti, non vedi la terra sotto i tuoi piedi”. In seguito Talete dimostrò la reale utilità nell’osservazione della volta celeste. L’osservazione degli astri nel periodo invernale, consentì di prevedere un’eccellente annata per la raccolta delle olive. Prese in affitto tutti i frantoi nei dintorni ed al momento del raccolto guadagnò forti somme affittandoli a sua volta. Questo racconto contiene l’essenza della filosofia, non è astratta, lontano dalla realtà ma aderente ai problemi concreti della vita di tutti i giorni.

I naturalisti si occuparono della natura che è all’origine di tutte le cose. Talete sosteneva che l’acqua fosse all’origine di tutte le cose, la disidratazione corrisponde alla morte; tutto ciò che vive è pieno d’acqua. Nella fase naturalistica manca l’introspezione umana, la ricerca delle grandi risposte. Altri filosofi hanno proposto vari punti di vista. Anassimandro sosteneva che un essenza indefinita era in grado di assumere tutte le forme che passiamo vedere nel mondo. Per Anassimene l’aria è all’origine di tutto, condensandosi e rarefacendosi caratterizza acqua, terra e fuoco.

Eraclito di Efeso, successo ai naturalisti era soprannominato “l’oscuro, per le sue complicatissime affermazioni, utilizzava aforismi, affermazioni apparentemente contraddittorie. L’intera realtà è mutevole, tutto scorre e cambia; non è possibile bagnarsi più volte nello stesso fiume con la medesima acqua. Ogni realtà al tempo stesso è e non è. Una poesia più vicina ai nostri tempi esprime con forza questo concetto, ed è subito sera: “Ognuno sta solo sul cuor della terra, trafitto da un raggio di sole ed è subito sera”. La nascita, la vita ed il suo termine, tutto scorre, anche il raggio di sole, comune denominatore di tutti. Questa filosofia esalta la gioia per la vita, nasconde un monito imperativo: non avere paura di vivere. Godi il tuo sole e quando sarà sera non avrai paura di morire.

La natura per Eraclito è questo continuo passaggio da un contrario all’altro, essere e non essere, moto e quiete, sole e sera, un divenire perpetuo di tutte le cose. Oltre questo contrasto degli opposti, esiste una armonia universale: le cose si oppongono solo se pensate con superficialità, un’analisi profonda del mondo e delle cose evidenzia che esse sono una realtà unica ed integrata. La fine è il principio del cerchio, l’amore e l’odio sono un unico sentimento, una strada in salita è una strada in discesa, basta voltarsi. Esistono persone che accumulano ricchezze e non godono la vita, osservano solo l’ascesa. Basterebbe fermarsi a riflettere ed avere il coraggio di voltarsi, per scoprire una meravigliosa strada in discesa.

Si contrappone al pensiero di Eraclito un altro grande filosofo: Parmenide di Elena. Per Parmenide il mondo non muta, non cambia mai, se cambiasse non sarebbe: “L’essere è e non può non essere, il non essere non è e non può essere”. Attraverso questo pensiero il pensiero e l’essere coincidono e gli uomini possono pensare solo ciò che esiste.

Empedocle cercò, così come altri filosofi di conciliare le idee di Eraclito e Parmenide, enunciando che il divenire fosse condizionato dal combinarsi di quattro elementi eterni ed immutabili: “Acqua, aria, terra e fuoco. Anassagora ipotizzava particelle divine generatrici della vita in natura ed infine Democrito fu il primo uomo a pensare all’universo quale infinita composizione di unità elementari indivisibili dalla cui unione tutto può trasformarsi. (queste particelle oggi sono nominate atomi).

I Sofisti, la cui traduzione è sapienti (V secolo a. C.), iniziarono a centralizzare l’attenzione sull’uomo e la sua vita sociale. Erano bravi pensatori, bravi oratori ma poco concludenti nella sostanza. Per i sofisti ritenevano che la verità non esiste e che per questo motivo ogni opinione fosse sostenibile. Attraverso la loro abilità di parlatori e per mezzo della retorica, rendevano verosimili idee apparentemente assurde e sconfusionate “relativismo”. I sofisti insegnavano ai giovani ricchi greci, a prevalere nelle discussioni pubbliche contro avversari politici, per l’ascesa al potere. Tra i Sofisti più espressivi: Protagora “l’uomo è la misura di tutte le cose” la verità è soggettiva e diversa da individuo ad individuo, concetto molto attuale, soprattutto per comprendere i fisiologici diversi punti di vista tra persone e società. Gorgia da Lentini, da cui si avvia il nichilismo, approfondì questo concetto sostenendo che l’essere stesso non esiste. Se esistesse non sarebbe conoscibile e se fosse conoscibile non sarebbe comunicabile, in altre parole: nulla è davvero e nulla è importante.

Il primo grande filosofo della storia fu Socrate, per Socrate l’uomo non è né buono ne cattivo, se non fa il bene è perché non lo riconosce. Quando compie un atto malvagio non è in grado di riconoscerlo. Concetto condiviso dalla moderna psicologia, secondo la quale il male è una forma di squilibrio psichico. Socrate si contrappone al relativismo sofistico. “So di non sapere” diceva stupendo il suo auditorio, fortissima provocazione intellettuale. Socrate era un magnifico oratore, raffinato ed ironico, metteva in dubbio le certezze della gente, invitandola a riflessioni meno superficiali riguardo vita e valori, dimostrava i punti deboli delle tesi correnti. Definito il più sapiente degli uomini dall’Oracolo di Delfi, riteneva di fare nascere la verità nelle persone che dialogavano con lui, l’uomo è felice quando la sua anima gioisce ed è virtuosa. Fu poco gradito dai cittadini e sul finire del V secolo a. C. Lo condannarono a morte. Socrate ebbe l’opportunità di fuggire dal carcere poco prima della sua esecuzione, ma preferì rispettare le leggi dello stato. Coerente fino alla morte, ha difeso l’etica e la morale fino all’estremo sacrificio.

Fase Metafisica

La Metafisica introduce il concetto di anima come essenza. L’essenza di ogni cosa risiede in un mondo superiore, il mondo delle idee. La vera essenza è rappresentata da un ricordo presente alla nascita d’ogni individuo, l’essere quindi è colui che è (anima). Il non essere è colui che non è (corpo). Possiamo affermare che la metafisica è il dualismo tra la mente ed il corpo.

Platone, discepolo di Socrate, il più grande filosofo di tutti i tempi. Nacque ad Atene e viaggiò moltissimo, visitò principalmente Italia ed Egitto. A Siracusa tentò in due momenti diversi di impostare la politica secondo il tuo pensiero filosofico. La prima volta fu venduto come schiavo e la seconda trattenuto come prigioniero, fortunatamente riuscì in entrambe le volte a tornare libero e far ritorno ad Atene. Fondò l’Accademia dove insegnò a numerosi discepoli la sua filosofia detta Idealistica, basata su questa tesi: il nostro mondo è delle Idee. Le Idee sono la realtà e la visione del mondo risulta annebbiata in quanto copia offuscata del mondo delle idee. Per Platone la conoscenza è il ricordo di contenuti che prima di nascere noi tutti abbiamo vissuto in questo mondo. La vera essenza è l’evocazione del ricordo presente alla nascita di ogni individuo. Anticipa di oltre duemila anni l’intuizione di Jung sulla coscienza collettiva. Platone pose l’accento il dualismo tra anima (animus) e corpo, vero obiettivo della riflessione filosofica. Scrisse “La Repubblica” uno stato senza differenze tra individui per importanza, ma solo per mansioni, alla cui guida erano filosofi, alla difesa guerrieri ed alla produzione tutti gli altri cittadini, primo esempio storico di comunismo.

Aristotele

Nell’affresco “La scuola di Atene” di Raffaello, Platone indica la volta celeste con un dito ed Aristotele la terra con il palmo della mano destra. Tale differenza esprime il rapporto tra le due filosofie. Per Platone, idealista, la verità è oltre questo mondo, Aristotele, vicino all’empirismo, sosteneva che la verità fosse figlia dell’esperienza di vita. Aristotele fu l’educatore di Alessandro, figlio di Filippo il Macedone, futuro condottiero. Quando Alessandro salì al trono, Aristotele tornò ad Atene e fondò il Liceo, così denominato perché situato nei pressi del tempio di Apollo Licio.

Aristotele è ricordato come l’ordinatore della filosofia antica, ha rielaborato sapientemente il pensiero dei suoi predecessori occupandosi dei problemi dell’essere, della metafisica, della natura, della fisica, della morale, dell'etica, del vivere civile nella società politica, del ragionamento e della logica. Secondo Aristotele il giudizio perfetto è il sillogismo, il ragionamento conclusivo dopo le premesse: premessa, sviluppo, conclusione, nel rispetto del principio di non contraddizione. Esempio:

Tutti gli uomini sono mortali (premessa); Aristotele è un uomo (sviluppo); Aristotele è mortale (conclusione).

La filosofia aristotelica raggiunse una forte diffusione nel medioevo per la risoluzione dei problemi.

Nel IV° secolo a.C. vi fu un grande cambiamento nel mondo politico della Grecia. Le filosofie più importanti di questo complesso periodo detto ellenistico e caratterizzato dalle conquiste di Alessandro Magno, condottiero macedone, si sforzarono di favorire tolleranza ed integrazione di tutti i sudditi ed evitare che ognuno si occupasse della sola sua vita privata. La morale e l’etica rappresentavano i mezzi per avviare l’individuo ad una vita piacevole e serena.

Diogene di Sinope riteneva che gli dei avessero concesso agli umani una vita piacevole e facile, nascondendo però i mezzi per ottenerla e credeva che la sua “missione” fosse di trovare ed indicare agli uomini questi mezzi. Diogene invitava gli uomini a vivere con semplicità, era certo di poter fare a meno di tutto quanto considerato allora necessario per vivere e per dimostrarlo camminava per le strade dentro una botte, ad indicare quanto poco bastasse per vivere. Si narra che un dì Alessandro Magno disse a Diogene: “Ti darò qualsiasi cosa tu mi chieda”. Diogene rispose: “Ti prego di spostarti dal sole, perché mi fai ombra”. Diogene fu il fondatore del Cinismo, la filosofia che invita i cittadini ad una riduzione estrema dei bisogni. Sicuramente nei periodi di crisi economica, tema di forte attualità, riflessioni riguardo alla filosofia di Diogene potrebbero migliorare la qualità della vita, più di una vincita media alla lotteria.

Epicuro sosteneva che l’uomo per essere felice deve sforzarsi di limitare il dolore, per questo motivo è, infatti, ricordato come il filosofo del piacere. La condizione di assenza di dolore si dice atarassia, Epicuro sosteneva che raggiunto questo stato di benessere rendesse l’uomo felice. Lo strumento per raggiungere tale obiettivo suggerito da Epicuro era una vita basata sui piaceri naturali e necessari, mostrando indifferenza per quelli superflui. Certo che una tale filosofia applicata distruggerebbe il consumismo ai nostri tempi, i beni di moda: abiti e accessori firmati, auto lussuose, vacanze da re ecc. non avrebbero ragione di una tale presenza nel tessuto sociale. C’è da chiedersi se forse è proprio questo che condiziona le espressioni tristi dei cittadini delle grandi metropoli…

Zenone fu il fondatore dello stoicismo. Per gli stoici l’uomo deve contrastare, anche con il dolore, le proprie avversità. Zenone suggeriva di liberare l’anima dalle passioni e di avviare la realizzazione del sentimento di apatia, indifferenza per le emozioni. Dopo oltre due millenni, abbiamo scoperto come una vita senza sentimenti ed emozioni non è degna di essere vissuta. Le scuole di formazione in psicoterapia per gli psicologi si propongono di aiutare, migliorare il sostegno, l’aiuto professionale, per fare riscoprire affetti ed emozioni che talvolta le avversità della vita negano nella loro pienezza.

Fase Teologica

Nel lungo periodo che separa il mondo antico da quello moderno, il cristianesimo divenne un pensiero forte e largamente condiviso, per merito di grandi filosofi che utilizzarono le basi teoriche dei loro predecessori greci per rendere solida la propria fede. La filosofia si fuse con la teologia. Nel pensiero teologico l’origine è il trascendente ed i filosofi sono principalmente santi e religiosi, non si può pensare all’uomo senza analizzare il divino. Per S. Agostino la ragione non è disgiunta dall’anima e ogni uomo è immagine del divino. S. Tommaso, utilizzando il pensiero aristotelico creò la “somma teologica” L’uomo in se non è nulla, ma rimanda al divino.

Con il Rinascimento, i filosofi tentarono di separare la filosofia con la teologia e molti pagarono con la morte questo pensiero ardito a quei tempi. Giordano Bruno fu considerato eretico e condannato alla pena capitale. Lo sviluppo scientifico, con molta cautela, nel tempo, favorì questa trasformazione, invitando a ragionare sulle capacità conoscitive dell’uomo.

Cartesio

La filosofia moderna nasce nel XVI° secolo con Cartesio che introdusse il “dubbio metodico, quando l’uomo si accorge di esistere? Quello che fa esistere per Caretesio è il concetto astratto di dubbio. Cogito ergo sum, penso, quindi sono. Penso e per questo esisto. Un chiaro spostamento concettuale dal teologico all’uomo.

Per Cartesio le due forme della materia sono il pensiero e la materia stessa e le denominò sostanze, nel rispetto di Aristotele. Cartesio sosteneva che per la separazione mente e corpo esistessero delle idee innate, in altre parole non derivanti dall’esperienza. Il grande quesito fu: “Può il pensiero comandare il corpo? Sono due sostanze diverse e separate? Questi quesiti Cartesio lasciò in eredità ai suoi successori.

Spinoza, filosofo olandese tentò ricercare una soluzione indicando in Dio l’unione di tutte le sostanze. Il Dio teorizzato da Spinoza è diverso da quello cattolico, coincide con la realtà, la stessa natura. Anima e corpo sono il medesimo elemento. Il fenomeno della deambulazione, camminare, avviene perché anima e corpo entrano in relazione, l’anima comanda il corpo a coordinarsi ed a camminare, sostanzialmente perché facenti parte di un unico elemento, sono quindi identici. Ogni uomo rappresenta un pezzo della divinità.

Leibniz sosteneva che la realtà è composta di unità elementari, per le quali coniò il termine “monadi” ed il mondo è come un grande orologio che contiene ogni singolo elemento per la sua perfetta organizzazione e funzionamento. L’integrazione tra tutti gli uomini avviene perché Dio ha creato un’armonia di tutte le monadi. Secondo questa teoria Dio sarebbe un bravissimo orologiaio.

Fase Empirica

Grande quesito dell’empirismo: ”E’ l’anima che condiziona il pensiero oppure il pensiero che condiziona l’anima?” Seconda questa filosofia l’uomo non può avere conoscenza di ciò che non vede, non tocca e non sente; perché non lo può sperimentare. Quindi l’anima non è conoscibile. Un netto rovesciamento della metafisica.

L’inglese Locke si oppose con forza alla filosofia cartesiana. E’ la storia che si ripete, all’alba del XVII° secolo si ripropone l’opposizione tra Platone ed Aristotele. Secondo Loke il pensiero deriva dall’esperienza, nella mente si formano idee da impressioni. Tali idee seguono un’evoluzione naturale da semplici a complesse e non esistono idee innate come ipotizzava Cartesio. Principio condiviso anche da Hume, per il quale ogni idea deriva unicamente dall’esperienza. Per Hume il rapporto causa effetto delle idee è il risultato dell’abitudine, continue esperienze dello stesso genere. Esempio: Se poggiando il dito su un campanello scopro che attiva una suoneria, traggo la conclusione che, se voglio attivare quella suoneria, dovrò premere con il dito sul campanello. Esperienza di tutti i bambini. L’abitudine è collegata al passato e non al futuro. Nel caso dovesse mancare la corrente in futuro, premere il campanello porterà ad un diverso risultato.

Immanuel Kant

Grande pensatore e pessimo docente, si narra che un suo discepolo si addormentò alla sua prima lezione. La sua concezione della ragione umana fu denominata una “rivoluzione copernicana”. Kant afferma che la conoscenza è rappresentata dalla fusione di capacità a priori, solo soggettivamente a posteriori. La mente necessita dei principi universali per conoscere alcune funzioni, ad esempio l’istinto di suzione dei neonati. Il primo grado è percettivo ed i suoi principi a priori sono lo spazio ed il tempo. Per Kant la percezione riguarda i fenomeni e non l’essenza delle cose. Possiamo percepire solo all’interno dello spazio e del tempo. Tale elaborazione si perpetua per Kant unicamente attraverso le quattro categorie della mente: quantità, qualità, relazione, modalità. Senza tali categorie non può esistere pensiero. È molto difficile comprendere la vera natura delle cose perché la percepiamo attraverso una realtà soggettiva, filtrata dai nostri principi.

Kant indica una fusione tra metafisica (essenza) e fase empirica (conoscenza.

Kant fu maestro di Fishe e Schelling, i quali avviarono la filosofia idealistica. L’Idealismo vede all’origine di tutte le cose lo spirito ed il pensiero. Se il mondo è come l’uomo lo conosce, il mondo dipende dal suo modo di conoscere. Il più grande sostenitore di questa tesi fu Hengel.

Hengel sosteneva che lo spirito non è fermo nel tempo staticamente, ma in continua evoluzione nel tempo. Definì questa incessante trasformazione: dialettica. La dialettica si attua in tre momenti essenziali:

Tesi – Antitesi – Sintesi. Lo spirito è prima tesi, poi il suo contrario, antitesi ed infine il superamento espresso con la sintesi. Offre un grande contributo al sillogismo aristotelico sui fenomeni scientifici, introducendo il momento creativo. Esempio: tesi (il sole), antitesi, contrario del principio, trasformazione della tesi, (luna). Sintesi, unione tra tesi ed antitesi (momento creativo, giornata di 24 ore).

Per Hengel tutto quello che è razionale è reale e viceversa.

Il più noto filosofo che rifiutò questa tesi fu

Karl Marx. Sosteneva che non fosse il pensiero a condizionare la situazione degli uomini, ma la condizione reale degli uomini a determinare il pensiero. Questa tesi introduce che pensiamo per quello che siamo e non siamo per quanto pensiamo.

Fase Positivista.

Il fondatore del positivismo, della sociologia e della psicologia analitica fu Auguste Comte. Comte afferma che l’uomo è un animale sociale e che l’umanità transitasse per tre stadi: teologico, metafisico e positivo. Attraverso la teologia, l’umanità ha fatto ricorso all’intervento delle divinità per dare spiegazione a tutte le cose, con la metafisica ha fatto appello a forze e idee astratte e solo nel positivismo l’umanità ha raggiunto lo stadio di maturazione indispensabile per comprendere il funzionamento reale della natura. Per Comte è positivo quello che è scientifico e conduce a conclusioni chiare per elaborare certe previsioni per il futuro. In tema di fenomeni sociali fu il fondatore della sociologia. La corretta conoscenza del funzionamento della società avrebbe favorito il genere umano a migliorare la qualità della vita d’ogni singolo individuo, avviando un’organizzazione perfetta della vita sociale. La fiducia nella scienza è una posizione filosofica, definita scientismo che esclude la vita religiosa. Lo scienziato lavora sull’ipotesi di probabilità, assistita da un più alto grado di regolarità, attraverso l’esperienza.

Friedrich Nietzsche fu nell’800 un grande oppositore al positivismo. Secondo Nietzche la cultura occidentale era decadente e vicina alla sua conclusione. Riteneva che il pensiero platonico e quello cristiano avessero impoverito di valori il nostro mondo. Auspicava un ritorno alla terra perché i valori della cultura erano crollati, non vedeva ideali ad orientare le vite degli individui. Annunciava: “Dio è morto” per esprimere con forza la desolazione che sentiva, desiderava rinnovare interamente la vita degli individui. Accettava il nichilismo quale cancellamento della finalità dell’esistenza. Per Nietzsche era necessario superare l’uomo che trovava inadeguato, bisogna divenire superuomini. Il superuomo accetta la vita senza finalità, come un incessante ed insensato ripetersi dell’esistenza. Il superuomo comprende la temporaneità e l’inutilità dell’esistenza umana. Solo la morte è certa ed eterna, siamo destinati a scomparire. Il superuomo deve accettare questa situazione. Le opere umane sono finite, sono mortali e la morte cancella tutto. Tale concetto fu ripreso da Hitler de dal nazismo. Se Dio è morto, la vita non ha poi un gran valore.

Il pragmatismo

L’empirismo inglese in america mutò in pragmatismo. Secondo la filosofia americana, può essere studiato solo ciò che ha una rilevanza e una utilità. Ciò che mi è utile lo studio e non devo studiare ciò che non mi apporta alcuna utilità. Studiare solo ciò che serve si pone obiettivi in linea con le civiltà capitalistiche dei consumi, accresce lo status, favorisce nuove esperienze e contribuisce ad aumentare il patrimonio personale rendendo l’uomo più ricco. I due maggiori filosofi di questa corrente di pensiero furono Charles Peirce e William James. Per Perirce il pragmatismo in termini concettuali è rappresentato dagli effetti sperimentali collegati alle azioni rese possibili. L’attività finale e quindi l’obiettivo è un fine pratico. Ad esempio il concetto di autovettura è rappresentato da quello che l’individuo fa dell’autovettura e dei suoi effetti sull’individuo. L’autovettura è quello che mi consente di fare con essa, quindi trasportarmi in solitudine o con altri individui, il gruppo della famiglia. Un mezzo di trasporto per uno o più individui, da due a cinque, mediamente. James sviluppò la filosofia di Peirce. Secondo James la verità è contenuta nel risultato operativo delle idee, l’esatta locuzione è: utilità. Quindi un idea è reale solo se gli eventi si svolgono, essa non deve rimanere teorica. Esiste un forte parallelismo con la struttura della seconda topica freudiana, es, io e super io. L’io potrà essere efficace e quindi utile solo a condizione che le altre due istanze siano bilanciate ed equilibrate tra loro. Un esempio, l’acquisto di una casa. L’Es, elemento infantile, io bambino della personalità sarà attratto da elementi congrui alla sua natura, dove è prospiciente, i colori, la luminosità ecc. Il Super Io, o Io Genitore, normativo, genitoriale, potrebbe lanciare moniti: attento, non riuscirai a pagare il mutuo, i prezzi caleranno, non ti caricare di responsabilità ecc. L’Io o Io adulto, dovrà bilanciare tutte le informazioni provenienti da Es e Super Io e valutare con razionalità, quindi giungere ad una saggia decisione, esempio una offerta contente condizioni che se accettate dalla parte venditrice, consentiranno la transazione con una certa serenità e soddisfazione. Ecco l’utilità di un pensiero, deve portare ad un effetto concreto.

La fenomenologia

Quali siano le basi della conoscenza e che cosa è possibile comprendere, pensiero trattato principalmente da Cartesio e Kant, trova approfondimenti all’inizio del ventesimo secolo in Edmund Husserl e la fenomenologia. Secondo questa filosofia l’apparenza non è l’essenza nascosta, ma tutto quello con cui entriamo in contatto nella realtà, quindi la stessa essenza delle cose, il fenomeno che si verifica è l’essenza stessa. Husserl introduce il dualismo tra apparenza ed essenza. Apparenza, evidente e dietro la quale c’è il nulla. Essenza, è nascosta e rappresenta la conoscenza possibile solo a condizione di procedere oltre l’apparenza. Questa è la fenomenologia filosofica: le cose non sono come sembrano. Per fare progredire l’analisi fenomenologia occorre non dare per scontate tutte le convinzioni della nostra vita di tutti i giorni. C’è una somiglianza con il dubbio metodico di Cartesio, con la differenza che il dubbio non è tale ma unicamente una sospensione del giudizio. Questa filosofia indica la realtà evidente come una realtà assoluta che manovra il mondo e allontana dalla vera conoscenza. Un esempio: facciamo volentieri credito a persone che si presentano “arricchite” da oggetti di status sociale, una autovettura costosissima, abiti firmati, orologio prezioso, atteggiamento semi arrogante negli sguardi e nel verbo. Al contrario, siamo portati a non dedicare il nostro tempo a persone normali e umili. Questa è la realtà di tutti i giorni e tutti i giorni si consumano truffe. La conoscenza scardina l’apparenza per fare emergere l’intenzionalità. Spesso le cose non sono come appaiono, la persona umile potrebbe essere arricchita da un’etica morale straordinaria, non evidente in apparenza.

L’esistenzialismo

Allievo di Husserl, Martin Heidegger afferma che l’uomo è colui che si pone la domanda sul senso dell’essere. Questo quesito è il risultato di una riflessione universale. Tutto era prima di me ed io sono all’interno di un contesto che non mi appartiene interamente e quindi non posso comprenderlo in senso assoluto. L’uomo, per la filosofia esistenzialista, si trova in situazioni e non coincide con esse. Rielaborando la filosofia di Nice, il centro del pensiero è l’uomo. Differisce dagli altri esseri viventi sulla terra perché si pone delle domande sullo scopo della sua identità, della vita. L’uomo esiste in quanto c’è ed ha un rapporto di continuità con il mondo. L’uomo sceglie di poter esserci, si pone in modo dinamico e può fare della sua vita quello che vuole. L’uomo ha un’esistenza terrena finita e non sa quando si concluderà. Per questo motivo l’uomo non deve farsi assorbire da quello che fa. Questo ultimo pensiero è universale e soprattutto contemporaneo, infatti, la tendenza alle nevrosi dipende in parte da un’esagerata enfatizzazione del ruolo sociale e non dell’essere umano. L’imprenditore, l’avvocato, il ministro e lo spazzino non sono solo quello che fanno, sono anche figli, mariti, mogli, padri, amici, religiosi, volontari, simpatici, introversi, estroversi ecc. Mentre la tendenza è quella di “etichettare” l’uomo unicamente per quello che fa, creando forti sentimenti d’inadeguatezza tra la gente che prima o poi dovranno essere compensati (nevrosi). L’uomo è colui che non permette di essere completamente assorbito da quello che fa e chi insegue una sola cosa, vive una NON VITA.

L’epistemologia

E’ una filosofia sviluppatasi nei primi del 900, la filosofia si confronta con la scienza. L’epistemologia, secondo l’etimologia greca significa: discorso intorno alla scienza. Per i neopositivisti, la scienza può accettare come vere esclusivamente le affermazioni che non sono contraddette dall’esperienza. Secondo questo pensiero, metafisica, religione ed etica, sono escluse dalla scienza. Spesso però la scienza può dimostrarsi complementare alla filosofia, ad esempio i calcoli scientifico probabilistici possono portare ad errori madornali. Esempio: la storia del tacchino. Per trecentocinquanta giorni alle ore 9,00, quando si apre il recinto ed un uomo entra, il tacchino riceve il cibo e lo consuma. I calcoli probabilistici danno per certo (100%) che il trecentunesimo giorno il tacchino riceverà il cibo alle 9,00 da un uomo che entrerà nel recinto. Nella realtà quel giorno è Natale ed il tacchino sarà strozzato…

Karl Popper

Il più grande filosofo contemporaneo, riteneva che uno dei principi basilari della scienza, di trarre le conclusioni dall’esperienza, metodo induttivo, fosse un grave errore e per dimostrare la sua tesi, inventò la storia del tacchino. L’esperienza può rapidamente smentire le nostre convinzioni. Fromm introduce l’errore della mente induttiva. Se un giorno guidando l’auto, il terreno è bagnato dalla pioggia, foriamo una gomma e facciamo un incidente, non è detto che con le stesse condizioni in un altro giorno l’incidente si ripeta. Popper oppose al principio di verificazione il criterio di falsicabilità. E’ scientifico ciò che può essere controllato ed eventualmente confutato. I pensieri che non possono superare il controllo dei loro effetti, (realtà dei fatti) e per questo motivo falsificabili, non possono considerarsi scientifiche. Esempio del tacchino.

Cosimo Aruta

 
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