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allenamento qualitativo
allenamento
qualitativo
Chiusura e apertura di un'articolazione sotto il controllo della
volontà, per vincere una resistenza voluta. In un programma
d'allenamento o "tabella", ci sono tre importanti variabili:
Il numero delle serie
L'elenco degli esercizi
Il numero delle ripetizioni
Delle tre, il numero delle ripetizioni viene per ultimo ma da
qui inizieremo lo svolgimento, perché indicano l'obiettivo
entro poco tempo.
Un buon allenamento fissa una serie di traguardi disseminati su
un percorso che può essere anche lunghissimo e pone dei
controlli periodici per quantificare i risultati raggiunti ed
all'occorrenza, apportare modifiche e correzioni.
Analizzando una singola ripetizione non possiamo esimerci dal
considerare qualche elementare rudimento di fisiologia della contrazione
muscolare.
Già nel secolo scorso sì scoperse che un muscolo
fresco di rana, stimolato adeguatamente con una scarica elettrica
d'opportuna frequenza, si contrae anche se spiantato dall'animale.
Una trasmissione di corrente elettrica nei muscoli striati del
corpo umano è visibile in natura solo nel nervo. Dobbiamo
considerare la cellula muscolare associata a quella nervosa. La
cellula muscolare (mio-cellula) e la cellula nervosa, costituiscono
l'unità motoria.
Una sola cellula nervosa efferente dal midollo spinale si ramifica
in più filamenti che penetrano nel muscolo e si connette
alle cellule muscolari con il sistema denominato: placca motrice.
Più l'unità motoria ha da compiere un lavoro muscolare
"fine", meno sono le ramificazioni dell'assone midollare;
più il lavoro è potente, maggiore è il numero
di queste ramificazioni nervose. La quantità di un movimento
và a discapito della qualità.
Quando un assone lascia passare un flusso di corrente elettrica,
tutte le mio-cellule che innerva entrano contemporaneamente in
funzione. Un muscolo è formato da moltissime unità
motorie.
In un esercizio da "body building" il sistema nervoso
centrale, attraverso i recettori periferici del muscolo, valuta
l'entità del carico e invia tanti motoneuroni attraverso
l'assone midollare quanti ne servono ad attivare unità
motorie sufficienti par vincere la resistenza.
Quando la percentuale del carico di lavoro si avvicina al massimale,
una gran perturbazione d'impulsi elettrici attiva tutte, o quasi,
unità motorie.
Quando il numero di fibre disponibili è inferiore al 10/15
% della loro totalità la contrazione muscolare si arresta.
E' il classico caso di serie sub massimali, dopo la seconda o
la terza ripetizione con un carico di lavoro vicino al 90 % nessun
atleta è in grado di continuare.
L'effetto allenante che né deriva, è consistentemente
a carico del sistema elettrico, nervoso; quello metabolico contrattile
(muscolo) trova un numero di fibre non ancora sfinite. Sono andate
a riposo solo il 10 % della totalità, infatti, nella stessa
serie, abbassando la % di carico (scaricando peso) sarebbe stato
possibile continuare la contrazione.
Se in allenamento la percentuale del massimale utilizzata scende
al 70 %, il numero di ripetizioni che ci possiamo aspettare saranno
comprese dalle 10 alle 12, per pochi atleti molto convinti forse
una o due in più. E' un tipo di contrazione molto differente,
sono sufficienti molto meno impulsi elettrici per vincere una
resistenza più bassa: il sistema nervoso centrale, valuta
la resistenza e invia impulsi attraverso il midollo spinale ai
motoneuroni, attivandone quanti ne bastano a vincere la resistenza,
poniamo il 60 % del totale. Queste unità motorie lavorano
al massimo per la legge del tutto o del nulla, una mio cellula
o si contrae o non si contrae.
Le ripetizioni continuano dentro la serie, fra la terza e la settima
inizia il collasso energetico, mentre altre mio cellule sono reclutate
e si continua fino a che la contrazione è insufficiente
per vincere la resistenza. Fermarsi dipende molto da voi. Le ultime
unità motorie, avendo un'alta soglia d'eccitabilità,
sono "dure" da sfinire anche per chi è abituato
a lavorare duramente (alta intensità).
Da qui l'importanza delle tecniche d'allenamento, utili ad aumentare
l'intensità dentro la serie: serie forzate, cheating, eccentriche,
a scalare, retrogravitazionali o haevy duty ecc.
In questo modo il sistema metabolico-contrattile ha avuto una
maggiore stimolazione; quello elettrico, neuronale, non è
arrivato a più del 60 % delle sue possibilità, lavorando
sempre sotto tono.
Se le ripetizioni indicano il tipo di stimolo che vogliamo inviare
alle unità motorie, le serie riguardano la quantità
di tale stimolo e la sua somministrazione:
In una serie singola, composta da diverse ripetizioni, l'obiettivo
è lo sfinimento di un massimo numero di mio cellule, allorché
il lavoro si arresta.
Tale arresto, è bene precisare, non avviene quando tutte
le mio cellule sono esaurite, ma quando il loro numero attivo
è inferiore al minimo occorrente per portare a termine
un'ulteriore ripetizione.
Dopo la pausa di recupero, non sarà il sistema nervoso
a limitare la prestazione successiva (serie successiva) ma ancora
le mio cellule.
La "serie successiva" andrà eseguita per costringere
al lavoro quelle mio cellule non ancora attivate o esaurite. Un
primo significato della serie è:
Spingere all'esaurimento un muscolo ad un livello non toccato
dalla serie precedente. Di questo l'atleta deve essere conscio,
si tratta di spingere in profondità uno stimolo.
Una serie che ricalchi la precedente non ha alcun significato.
In un lavoro di una certa qualità, ogni serie successiva
non dovrebbe permettere il numero di ripetizioni della precedente
a parità di carico ed esecuzione. Questa ipotesi sarebbe
possibile solo se nella precedente l'interruzione anticipa l'isometrica
con conseguente riduzione delle fibre "costrette" al
lavoro.
Pari negativo effetto può dipendere da un'eccessiva pausa
fra le serie; tutte le fibre riacquisterebbero le energie, riportandoci
in una condizione simile alla prima serie, senza la possibilità
di coinvolgere al lavoro anche le ultime mio cellule.
Il significato delle serie è strettamente collegato al
recupero, un buon risultato è una situazione d'elite. Emerge
che collezionare 5/8 serie, tutte da 10 ripetizioni con lo stesso
carico, suggerisce di rivedere l'obiettivo, nel caso ne aveste
uno. L'accumulo di lavoro ha limiti fisiologici.
Nasce l'esigenza di esaurire tutte o almeno molte, delle mio cellule
disponibili nel più breve tempo, perché un meccanismo
di protezione scatta automaticamente ed è il PH (acido
lattico).
Se l'acido lattico si accumula, interponendosi fra le bande di
astina e di miosina, blocca esso stesso la contrazione. L'accumulo
è annunciato da un fortissimo bruciore muscolare, avvertito
durante lo svolgimento delle ultime ripetizioni di una serie.In
tale condizione è impossibile andare fino in fondo.
E' necessario che la stimolazione completa avvenga con un minimo
di serie, poiché:
Una serie realizzata senza molta convinzione non aggiunge nulla
al lavoro fatto ma lascia una stanchezza in acidosi tale da ipotecare
il lavoro futuro.
Per ottenere tangibili risultati dovete cimentarvi in allenamenti
non comuni, non dovete mai recedere dalla qualità di una
serie. Se un giorno non vi sentite in forma, tagliate senza indugio
sulla quantità di serie, ma in quelle poche che fate, mantenete
alta la qualità, rimarrete un buon atleta stanco. Realizzare
il contrario vi farebbe recedere nella categoria dei mediocri,
ce ne sono già troppi nelle palestre.
Nell'organizzare un allenamento due variabili sono sempre inversamente
proporzionali: l'intensità e il volume di lavoro; non commettete
mai l'errore di aumentare entrambi, come spesso accade in programmi
impropriamente proposti.
ALLENAMENTO DI FORZA E ALLENAMENTO D'IPERTROFIA
Abitualmente non siamo molto preoccupati se la massa muscolare
non è strettamente proporzionale alla forza, ma quando
il rapporto si allontana significativamente dall'uguaglianza,
ne viene a soffrire inevitabilmente la variabile in difetto.
Adottando una percentuale del 90 % sul massimale in un esercizio,
ci dovremmo aspettare tre reps, così con un carico dell'85
%, si potrebbero predire, con sufficiente margine di sicurezza,
circa sei reps. Ho sempre sostenuto che in un programma, fornire
il numero delle ripetizioni sia una semplificazione eccessiva
che potrebbe andare bene solo per principianti o per atleti con
scarsa motivazione. Il numero delle reps dovrebbe essere sostituito
con la % del massimale e la consegna di eseguire con quel carico,
tutte le ripetizioni possibili.
Ad esempio, per la distensione su panca fornire il 70 % del massimale
e lasciare che l'atleta con quel carico esegua tutte le reps di
cui è capace. Ad una data percentuale associamo l'obiettivo
a breve termine. Lavorare con una resistenza che và dall'85
% e oltre, stimola la FORZA.
Lavorare dal 65 all'85 %, la massa muscolare, sempre con sufficiente
intensità.
Con piccoli margini d'approssimazione possiamo sostenere che
ad una data percentuale di carico corrispondono un certo numero
di reps. (es. 85 % = 6 reps)
Qual'è il significato d'eventuali scarti rispetto a quanto
ci aspettiamo come media?
Tre sono le possibilità con l'85 %:
Nel caso risultassero in eccesso, la parte contrattile, metabolica
(massa muscolare propriamente detta) dell'unità motoria,
ha subito uno stimolo più valido e quindi un maggiore adattamento,
dovrebbe essere la situazione di un atleta al termine del suo
programma stagionale d'allenamento. Da questa condizione è
difficile migliorare, è come una macchina che ha raggiunto
il massimo numero di giri del motore. E' una situazione di stallo
nella quale si trovano gli atleti che da molto tempo, nonostante
ripetute sedute d'allenamento, non migliorano più.
La situazione inversa, meno reps dell'attesa, significa che la
componente neuronale è meglio adattata di quella metabolica,
l'atleta non ha ancora ottenuto la massa muscolare che l'attuale
potenziale di forza gli permetterebbe. Con un po' di tempo e un
programma mirato, quest'atleta potrebbe quantificare in volume
muscolare il suo potenziale di forza, se ciò fosse il suo
obiettivo.
Nel caso di un sollevatore di potenza, per un problema collegato
al peso personale e quindi categoria, potrebbe non essere auspicabile.
Infatti, i pesisti sono molto forti nella loro specialità
ma poco muscolosi rispetto ai cugini body builders.
Quale suggerimento nel primo caso?
Si dovrebbero abbassare le reps, qualsiasi esse siano in quel
momento. Potrebbe avvenire in più modalità. Se l'atleta
è giovane d'allenamento, gradualmente dovrebbe essere alzata
la % da un minimo dell'85 ad un massimo del 90 % e lavorare così
per tre mesi, misurando ogni mese il guadagno di forza.
Un atleta più maturo d'allenamento (2/3 anni ben fatti),
potrebbe non apprezzare interamente il lavoro a basse reps. Sarebbe
più accettabile per lui inserire nel normale lavoro settimanale
due o tre sedute a basse reps, lasciando le altre due ad una %
più bassa, cioè ad un numero di ripetizioni più
congeniale.
Uno schema di massima potrebbe essere il seguente:
LUNEDI' Lavoro con 7/9 esercizi per tutti i distretti muscolari
con il 90 % del massimale
MARTEDI' Riposo
MERCOLEDI'E VENERDI' Frazionato, es. - deltoidi laterali, deltoidi
anteriori, pettorali, bicipiti e tricipiti - 85 % del massimale
GIOVEDI' E SABATO Frazionato, es. - deltoidi posteriori, dorsali,
quadricipiti e bicipiti femorali, polpacci - 85 % del massimale
DOMENICA riposo.
Addominali e obliqui: tutti gli allenamenti, al termine, 10/15
minuti.
Attività aerobica: da valutarsi in relazione alle necessità
dell'atleta.
Se ci trovassimo nel secondo caso,dove le reps ottenute sono più
basse dell'attesa, è la situazione in cui si verrebbe a
trovare un atleta giovane d'allenamento che avesse realizzato
tre/quattro mesi di lavoro all'85/90 % del massimale.
Non sarebbe corretto abbassare di colpo la percentuale e passare
ad un programma di "pompaggio", ipertrofia muscolare.
Il passaggio dovrà essere graduale. Abbassate la percentuale
fino al 75 % solo al 1° allenamento settimanale e tutto il
resto invariato. Dopo 15 giorni anche il secondo allenamento passerà
al 75 % per altre 3 settimane; si intende che l'atleta in questione
sta eseguendo un'allenamento fisso di tre sedute settimanali,
diversamente le differenziazioni saranno realizzate microciclicamente;
si concluderà così un mesociclo di cinque settimane.
Il microciclo del mesociclo successivo potrebbe essere, con un
programma a cinque allenamenti settimanali, il seguente:
1° all.to sett.le 85% + 3 reps forzate - frazionato
2° all.to set.le 85% + 3 reps forzate - frazionato
3° all.to sett.le 75% - frazionato
4° all.to sett.le 75% - frazionato
5° all.to sett.le 7/9 esercizi 85/90 % tutti i distretti muscolari,
oppure
5° e 6° frazionato.
E' stata volutamente evitata la citazione degli esercizi perché
ogni atleta dovrà scegliere quelli più adatti alle
proprie caratteristiche strutturali ed articolari.
La velocità di contrazione:
Le fibre muscolari sono divise in lente e veloci, conosciute anche
come rosse e bianche, (ST - FT). Le veloci, FT, ancora in tipo
A e tipo B.
La più veloce contrazione nel mondo del body building e
fitness si realizza molto lentamente. Questo non deve confondere
le idee perché attraverso il lavoro anaerobico con i pesi,
le fibre importanti da sfinire sono quelle bianche. Le fibre veloci
o bianche o FT, sono stimolate fortemente da movimenti eseguiti
lentamente per vincere resistenze straordinarie. Durante l'esecuzione
di distensioni su panca con un bastone da 500 gr,. sono sufficienti
le fibre lente. Con un bilanciere da 100 kg, benché il
movimento si realizzi lentamente, le fibre bianche, certamente
ed inevitabilmente devono intervenire per vincere la resistenza.
Infatti le fibre rosse, sempre le prime a partire quando il muscolo
si contrae, sono come i motori diesel, non vanno mai fuori giri
e non si ipertrofizzano. Le fibre rosse presiedono il lavoro entro
il 20 % della forza di un'atleta. Se, ad esempio facciamo una
piacevole passeggiata, saranno le fibre rosse, contraendosi, a
consentire la deambulazione.
All'improvviso un cane impazzito e di grossa taglia decide di
morderci il polpaccio, seguirà una scarica d'adrenalina
e le nostre gambe voleranno come quelle di un centometrista. Le
fibre rosse offrono sempre il loro contributo, non hanno cessato
la loro contrazione. Le bianche sono intervenute, per consentire
l'utilizzo dell'80 % della forza rimanente. In palestra è
sostanzialmente la stessa cosa. Partono sempre le fibre rosse,
come fedeli e puntuali soldati, si aggiungono le bianche in relazione
alle necessità. Senza cani minacciosi, rimane la motivazione
dell'atleta.
L'obiettivo è la crisi energetica del massimo numero di
mio cellule; in termini di lavoro eseguire reps molto lentamente
o molto velocemente è la stessa cosa. Infatti, il lavoro
è forza per spostamento, ma la contrazione lenta allunga
il periodo d'anossia e ritarda il ripristino. Crea una condizione
di aumentato richiamo e ristagno sanguigno, un aumento di pressione
locale; mettendo in moto tutti i meccanismi ipertrofizzanti secondari
e probabilmente, le condizioni ideali per fenomeni di iperplasia
(aumento del numero delle fibre muscolari).
Sapendo che 10/14 reps sono più ipertrofizzanti di 3/6,
che contrazioni lente lo sono più di quelle veloci, che
le reps forzate sono molto efficaci, ecc. ecc., ve la sentireste
di proporre tutto questo ad un principiante? Spero di no!
Tutto va inserito in un crescendo di difficoltà secondo
un principio di gradualità e continuità.
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