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 Sovrallenamento e stress

Il sovrallenamento è una condizione psicofisica debilitante che impone all’atleta una pausa di recupero. E’ spesso difficile determinare le cause reali del sovrallenamento perché non dipendono unicamente dallo stress da attività motoria. Un particolare allenamento, a parità di volume di lavoro ed intensità, che ha prodotto in passato eccellenti risultati, potrebbe dimostrarsi eccessivo in un altro periodo della vita. L’atleta, indipendentemente dalla sua forma fisica, non è sempre nelle stesse condizioni. Le capacità di recupero e supercompensazione sono fortemente subordinate al livello di stress di un individuo.

Che cosa è lo stress? Lo stress è una reazione individuale, può essere produttivo oppure fatale. Uno stress ben calibrato contribuisce a mantenere costanti i livelli di efficienza e di salute del nostro organismo, tuttavia uno stress eccessivo può diventare una forza negativa. Se un pugile, durante un combattimento, temesse di essere il bersaglio di un cecchino celato tra il pubblico, probabilmente non riuscirebbe neppure a sferrare un colpo. La somma di più stress può essere eccessiva, rispetto ai naturali livelli di sopportazione. Anche lo stress insufficiente può dimostrarsi letale, è nota la depressione dei pensionati. Il passaggio da un lavoro impegnativo e gratificante ad una condizione di ozio provoca senilità e, se non si trovano nuovi interessi e nuovi stress, può condurre alla morte. Esiste un punto critico che divide l’efficienza da stress da una condizione debilitante da troppo stress. Superato il punto critico l’efficienza diminuisce e può scendere ad un livello tale da azzerare le nostre energie. E’ il caso dell’atleta che inizialmente registra un lieve calo di forza, in seguito perde motivazione ed alla fine anche il riposo è compromesso. Soffre d’insonnia, è nervoso, irritabile e frustrato; al calo di forza, gradualmente, si accompagna una riduzione del peso muscolare (catabolismo proteico). Quando ci troviamo oltre il punto critico la situazione è di troppo stress. La soluzione consisterà nell’imparare a rinunciare a nuovi impegni e trascurare per un po’ di tempo le attività non indispensabili come il volontariato, fitti impegni mondani, favori ad amici e l’allenamento in palestra. L’allenamento, soprattutto dal punto di vista del volume di lavoro: “numero di sedute settimanali, numero di serie per distretto muscolare, tempo trascorso in allenamento”, dovrebbe essere calibrato in rapporto alla propria vita. Nei periodi in cui cambiamo lavoro, viviamo un forte dispiacere o una particolare gioia, affrontiamo un trasloco, programmiamo le vacanze o altri eventi ad effetto stressante “straordinario”, l’allenamento in palestra dovrebbe essere modificato per tempo. Non attendiamo che il superamento del nostro punto critico attivi i meccanismi difensivi del nostro organismo, portandoci in sovrallenamento. Lavoriamo d’anticipo. Ho conosciuto una persona molto simpatica con la quale esco più volte alla settimana e faccio più tardi alla sera, rispetto al mio standard? D’accordo, ridurrò in questo periodo il numero di allenamenti settimanali, rivedrò la tabella. Devo affrontare un trasloco? Posso anche sospendere gli allenamenti per qualche giorno all’occorrenza, ne gioverà certamente il quadro generale dei miei miglioramenti. E’ come un viaggio in automobile, meglio una sosta per aggiungere l’olio nel motore, piuttosto che una pausa ben maggiore perché questo si è fuso. Dovremmo cercare di evitare che l’entusiasmo ed il “senso di colpa” lavorino contro noi fino a bloccarci. Prevenire e non curare e ricordiamoci, lo stress non ha colore. E se fossimo in pieno sovrallenamento? Le pulsazioni a riposo sono accelerate, soffriamo d’insonnia, abbiamo perso tono muscolare, la forza è solo una frazione di quella che ci ricordiamo, siamo svogliati, nervosi e in palestra soffriamo di emicrania ai primi movimenti. Cosa fare? Non c’è da preoccuparsi. Molti atleti ci sono passati. La risposta è: riposo e graduale ripresa. Non dimentichiamoci che la qualità è sempre inversamente proporzionale alla quantità. Il volume di lavoro dovrà sempre essere in proporzione inversa con l’intensità del nostro allenamento. Aumenta la forza nel tempo, migliorano le prestazioni e lo stile d’allenamento si perfeziona. Tutto questo eleva lo stress d’allenamento in modo esponenziale, se desideriamo continuare a migliorare dobbiamo accettare di allenarci meno. La vita negli anni presenta nuovi capitoli, nuove sfide, diversi impegni e maggiori responsabilità. La professione, l’amore, la famiglia, i figli, restringono nel tempo la porzione di stress che ci rimane da dedicare all’attività motoria. Escludendo gli atleti agonisti ai vertici della loro carriera sportiva, i margini di miglioramento sono comunque notevoli per tutti potenzialmente, a condizione di rispettare i tempi fisiologici d’adattamento allo stress da allenamento: stimolazione, recupero, supercompensazione. L’allenamento dovrebbe salire e scendere con armonia, adattandosi ai mutevoli ritmi della vita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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