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attrezzi occupati, tempo di recupero
DOMANDA:
Sono un gande appassionato di body building, mi alleno
regolarmente da tantissimi anni, ho sempre frequentato la
palestra alla mattina presto. Ultimamente ho cambiato lavoro e
sono cambiati i miei orari, arrivo in palestra intorno alle
18,00. Trovo sempre la palesta piena di gente che si allena e
spesso sono occupati proprio le macchine che devo usare io e che
sono indicate nella tabella di allenamento, con una sequenza
precisa. Il tempo
di recupero si allunga notevolmente perchè prima che si liberi
la macchina che mi serve possono passare anche quattro, cinque
minuti e oltre. E' importante rispettare il tempo di recupero di
un minuto e trenta secondi? Grazie in anticipo per la risposta e
complimenti per la rubrica. Mario.
RISPOSTA Gentile Mario, Una tabella d’allenamento
non dovrebbe contenere l’indicazione degli esercizi. S’intende
che per i principianti è più facile seguire uno schema preciso,
arricchito anche da sussidi, come disegnini e freccette che
indicano i possibili vettori di resistenza. Dopo i primi due,
tre mesi di lavoro in palestra è opportuno che l’istruttore
spieghi ai suoi allievi alcuni principi fondamentali che
riguardano la nostra attività motoria.
Gli attrezzi, (macchine, panche, pesi, manubri e bilancieri,
pedometri, cyclette, step, ecc.) altro non sono che produttori
di resistenza.
I muscoli sono sempre collegati a due segmenti ossei. I muscoli
non hanno altra funzione che avvicinare, attraverso la loro
contrazione, i due segmenti ossei.
Esempio: i muscoli addominali sono collegati all’apofisi dello
sterno ed alla sinfisi del pube. La loro contrazione avvicina
questi due punti chiudendo l’articolazione di riferimento, la
lombosacrale. Altro esempio, i muscoli deltoidi laterali:
l’inserzione superiore è rappresentata dall’acromion e
quell’inferiore dalla zona laterale superiore dell’omero (primo
terzo prossimale). La loro contrazione avvicina questi due
punti. Potremmo continuare per tutti i muscoli dell’apparato
locomotore.
Per i muscoli, la stimolazione è rappresentata dalla percentuale
di carico (peso adoperato) e l’escursione articolare (ampiezza
dell’arco di circonferenza del movimento). Biomeccanica del movimento.
Nel caso in cui durante l’esercizio d’abduzione laterale degli
arti superiori dal tronco (alzate laterali), a 60/70°
d’abduzione (allontanamento) delle braccia dal tronco, segue un
innalzamento del cingolo scapolare (elevazione delle spalle), la
qualità del lavoro svolto sarà inevitabilmente scarsa,
(l’abduzione ideale è in prossimità dei 90°), indipendentemente
dalla macchina o dallo strumento utilizzato.
La definizione di ripetizione è: apertura e chiusura di
un’articolazione, dietro il controllo delle volontà, per vincere
una resistenza voluta, aggiungerei, e razionalmente selezionata.
Per questo preciso motivo, non esiste un esercizio più efficace
di un altro; se così fosse, tutti svolgerebbero un unico
protocollo allenante, le sedute in palestra sarebbero sempre
efficaci e mortalmente noiose. La fantasia, la creatività, la
varietà, la scelta competente, la cultura, non avrebbero più
senso.
Nella realtà, a condizione che l’atleta sia consapevole di
quanto sta eseguendo in Palestra, gli esercizi sono
assolutamente sostituibili ed intercambiabili, salvo rarissime
eccezioni, che riguardano atleti di altissimo livello, con
obiettivi agonistici.
E’ occupata la leg press? Iniziamo con la leg estensior!
E’ occupata la panca con appoggi per distensioni? Iniziamo con
il multi power o con la chest press. Sono occupati i 16 kg per
un esercizio, nessun problema, scegliamo i 14 o i 18 per questa
seduta.
Le differenze sono veramente minime e non vale la pena
soffermarsi su particolari di poco conto. Questa è passione.
Accanirsi su particolari è ossessione.
Diversamente, lo spazio di riposo tra una serie e l’altra merita
una particolare attenzione.
Per quale motivo eseguiamo più serie per esercizio?
Per un unico motivo. Sfinire un distretto muscolare ad un
livello maggiore di serie in serie. Quindi ogni serie successiva
ha un obiettivo preciso, contribuire allo svuotamento energetico
di più unità motorie. "intensità in allenamento" Immaginiamo le unità motorie (cellula
nervosa + mio cellule controllate) come soldati in battaglia,
con la differenza che le unità motorie a differenza dei soldati,
possono risorgere. La ricarica energetica parziale necessita di
alcuni minuti, è per questo motivo che il tempo di recupero
medio è di un minuto e trenta secondi. Utile a lavare l’acido
lattico prodotto dalla serie precedente ma insufficiente per far
“risorgere” i nostri “soldati” muscolari. Infatti, dopo un buon
lavoro, siamo sicuramente meno forti di quando abbiamo iniziato
il training. Collezionare 4/5 serie con pari carico e stesse
ripetizioni suggerisce all’atleta di rivedere i suo obiettivi,
nel caso ne avesse.
Attendere a lungo che si liberi un attrezzo, vanifica gli sforzi
eseguiti
fino a quel momento.
Più serie che rispettino il tempo di recupero producono un
effetto sommatorio, tale da realizzare uno svuotamento
energetico consistente. L’ adattamento epigenetico, risposta del
nostro organismo alla stimolazione, è sempre in proporzione
diretta con il valore quantitativo dello svuotamento prodotto
dall’allenamento. In altre parole, chi si allena male non
migliora mai.
Per allenarsi male intendo:
1. Non eseguire tutte le ripetizioni possibili in ogni serie
2. Attendere troppo tempo tra una serie e l’altra
Conclusione: Cambia pure gli esercizi Mario, crea sempre, dal punto di
vista biomeccanico, una sorta di confusione muscolare, ma
rispetta sempre gli spazi di recupero tra le serie. Questo vuol
dire che non è possibile chiacchierare tra una serie e l'altra? E’ piacevole allenarsi all’insegna del buon umore e
della simpatia, non è difficile abituarsi a far convivere
entrambe le cose. Anche in questo caso è solo un problema di
abitudine, di "allenamento". Conversare, ridere, scherzare nella
pausa di recupero e riconcentrarsi
per la nuova serie; una simpatica e produttiva alternanza.
Buoni allenamenti. Cosimo Aruta
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